Riflessioni recenti

Anonymous ruba i dati della Polizia elenco agenti infiltrati è on line

Questa volta Anonymous rivendica di aver “bucato” un server della Polizia di Stato.

L’annuncio è stato dato poche ore fa da Anonymous che, in perfetto stile Wikileaks, pubblica 1.35 GB di documenti, foto, identikit, manuali di intervento, verbali di riunioni, procedure di accertamento delle persone impegnate nel movimento NO TAV, lista degli Agenti di Polizia infiltrati, numeri di cellulari degli operatori in servizio.

La notizia impegnerà nelle prossime ore i media nazionali, non solo perché è la prima volta che avviene un attacco del genere in Italia, quanto

per la delicatezza delle informazioni divulgate.

Se da una parte l’attacco di Anonymous ha dimostrato la vulnerabilità del sistema di sicurezza impiegato dalle Forze di Polizia, dall’altra occorre interrogarsi sul pericolo che determinate informazioni possano essere divulgate.

Non sta a me fare “paternali” ai giovani militanti di Anonymus, mi appello al loro buonsenso in quanto sanno bene che l’accesso abusivo a sistema informatico è un reato ma allo stesso tempo devono valutare in coscienza gli effetti di una loro avventata azione.

In queste ore non ci sono solo Agenti di Polizia preoccupati per la diffusione dei loro dati in quanto impegnati in attività di indagine sotto copertura, ma famiglie e ragazzi, vostri coetanei, terrorizzati per eventuali ritorsioni.

Se vi dichiarate protagonisti di un nuovo ordine mondiale, bene ma che questo sia basato su diritti e doveri bilanciati e disciplinati su base democratica.
Ora, sapete cosa fare.

Commenti

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4 Comments

  • Anon

    23 Ottobre 2012 at 15:53

    Sai vero che qui non si parla di poliziotti infiltrati nelle mafie ma di poliziotti infiltrati nelle manifestazioni solo per far scoppiare casino e manganellare qualcuno vero?

  • Massimo Melica

    23 Ottobre 2012 at 19:04

    Anon io credo che ci siano azioni che portano un ritorno positivo ed altre che vengono strumentalizzate a sfavore.

    Non c’è differenza tra “lavoratori che a 1.350,00 al mese” con famiglia vengono comandati ad infiltrarsi nella criminalità organizzata o in movimenti di protesta.

    Esistono giovani, spesso del Sud, che rischiano nello svolgimento di un lavoro che a volte hanno scelto solo per convenienza economica non avendo altre opportunità.
    Scoprire gli infiltrati nei movimenti No Tav e magari invitarli ad allontanarsi sarebbe stata un’azione a tutela della libertà di espressione, ma diffondere i nomi a mio avviso è stato incauto.
    Premesso questo, i documenti in generale contengono dati personali di cittadini che è meglio mantenere riservati perchè inseriti in contesti giudiziari o politici.
    Io sono di questo avviso e ti ringrazio per l’educato confronto.

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