Politica

La Politica della rissa, scene di ordinaria follia

La politica delle urla non è solo quella che vediamo a Montecitorio, spesso quella territoriale assume toni e condotte ben più gravi.

Il video appena pubblicato su YouTube nel canale di OstiaTVNews mostra 270 secondi di teatrino tra minacce di querela, calcetti da terzino, urla di dolore da attaccante atterrato in area di rigore,il tutto in un’aula istituzionale in cui i presenti rappresentano i cittadini.

Vi confesso che la scena suscita innocenti risate, purtroppo il dramma è che alla fine è tutto vero e i numerosi commenti alla pagina di YouTube attestano la scarsa considerazione e stima che oggi godono i rappresentanti politici.-

Tra le tante cose nessuno dei presenti ha prestato serio soccorso alla vittima del gesto violento, prova lampante di come la società sia diventata arida ed egoista.

Si è molto discusso sull’uso delle videoregistrazioni nelle aule istituzionali, personalmente ritengo che le tecnologie in politica non suonino come “grande fratello” ma come garanzia di trasparenza.

Scegliere la morte per la dignità della vita

Affrontare il tema del suicidio non è facile, si rischia di rappresentarlo erroneamente come qualcosa di positivo, al contrario si rischia di non comprendere le motivazioni che spingono una persona ad uccidere se stessa.

Gli ultimi mesi le cronache riportano decine di casi in cui una persona, a causa della crisi economica, ha deciso togliersi la vita.

Casi che negli ultimi trenta giorni, scuotono le nostre coscienze:

Giovanni Schiavon, 59 anni, titolare di un’azienda edile veneta, ha lasciato un biglietto per la moglie e i suoi due figli: «Perdonatemi, non ce la faccio più». La sua azienda era creditrice verso clienti morosi, tra cui anche qualche ente pubblico, per circa 200 mila euro tuttavia le banche gli hanno negato l’apertura di una ulteriore linea di credito.

L’imprenditore non ha retto l’idea di dover mettere in cassa integrazione o licenziare i suoi dipendenti, compagni di una vita lavorativa.-

Stessa sorte per Giancarlo Perin, 52 anni, impiccandoti alla gru della propria ditta edile perché non era più in grado di pagare i dipendenti e perché le banche non erano più disposte a sostenerlo.

Nel 2012, quindi poche ore fa a Catania, Roberto Manganaro di 47 anni, si è tolto la vita per la crisi economica che aveva colpito la sua azienda costringendolo a licenziare alcuni dipendenti.

Ieri un pensionato di Bari di 74 anni si è tolto la vita, nei giorni scorsi aveva ricevuto una comunicazione dall’Inps nella quale l’ente riferiva di avergli corrisposto indebitamente, per un errore di calcolo, cinquemila euro negli ultimi anni, denaro da restituire con rate di 50 euro al mese. Il pensionato ha cominciato a temere di non farcela e di rischiare di perdere la casa, quindi la decisione di farla finita.

Da nord a sud l’Italia si stringe in una sola tragedia, che vede tutti coinvolti, tutti responsabilizzati affinchè questo Paese riprenda un percorso serio, onesto, civile per la crescita comune.

Oggi non basta manifestare il proprio sdegno, occorre porre in essere soluzioni politiche, sociali ed economiche che garantiscano umane condizioni di vita. Scelte che portano all’aumento delle tariffe e dei prezzi dall’energia ai beni di prima necessità: metano, benzina, elettricità, trasporti, generi alimentari rendono ancora più deboli le difese per contrastare la crisi economica.

Non ho mai letto di un boss della camorra che si toglie la vita nel lusso della sua anetica vita, non ho mai letto di un ladro, di un corrotto, di un criminale che rinuncia a vivere vita – preso dalla disperazione o dai sensi di colpa – e non vorrei che il suicidio colpisca come sempre solo le persone oneste con un grande cuore.

Impegniamoci tutti insieme per uscire da questa crisi morale ed economica che attanaglia l’Italia, possiamo ancora farlo e dobbiamo riuscirci  per il futuro delle prossime generazioni.

 

Internet e il futuro della democrazia

Il concetto di democrazia partecipata ha trovato nella diffusione di Internet un forte alleato, esso consiste nel creare le condizioni per la partecipazione di tutti nel governo e nella gestione dei sistemi politici.

Ciò nonostante occorre sottolineare che la radice etimologica del termine implica che la democrazia poggi sulla partecipazione dei cittadini, infatti la combinazione delle voci greche “demos” e “kratos” significano esattamente “potere del popolo”, tuttavia oggi le democrazie rappresentative tendono a confinare il potere del popolo nell’ambito delle chiamate elettorali, delegando le decisioni operative agli organismi eletti.

Per quanto attiene la democrazia diretta, questa ritiene che il popolo sovrano, non sono elegge i suoi rappresentanti quanto esercita un diritto di proporre e votare le leggi ordinarie e la costituzione attraverso diversi istituti di consultazione popolare.

La democrazia diretta, pur costituendo un’alternativa ideologica Continue reading “Internet e il futuro della democrazia” »

Questa è la fotografia della nostra classe politica


Ieri sera sulla pagina Facebook di un parlamentare, ho trovato due foto degli “scontri” avvenuti ieri mattina all’interno del Palazzo Montecitoro, sede della Camera dei Deputati.

Mi sono divertito ad unire le due foto, evidenziando sulla sinistra i tafferugli e sulla destra il cordone di protezione posto dal personale della Camera al fine di evitare che due tifoserie entrassero in contatto.

Uso il termine “tifoseria” perché mi sembra, dalle foto, che emerga la stessa situazione da stadio in cui i teppisti, non avendo la dialettica da porre, generano azioni violente.

La differenza è che nelle foto non si ritraggono dei “teppisti” ma dei Deputati appartenenti alla squadra della Casta, ben pagati per Continue reading “Questa è la fotografia della nostra classe politica” »

Open Politics con Massimo Melica

Non sono impazzito, forse ho un po’ di lucida follia nel ritenere di poter cambiare le cose e con questo presupposto ho aperto un gruppo su Facebook, con cui insieme a tanti amici discuterò quotidianamente sull’evoluzione dell’“arte di governare” il Paese.

Per coloro che non sono presenti su Facebook riassumerò, su questo blog,  le discussioni più costruttive. Nessuno sarà escluso.

Molti affermano che il tempo per i politici sia scaduto, che è in corso una rivoluzione culturale basata sulla presa di coscienza degli italiani che hanno capito che, con questo modo di gestire la cosa pubblica se non nell’immediato domani, comunque si rischia un “default” irreparabile.

Le tecnologie della comunicazione introducono forme di ascolto e dialogo, che ritengo debbano essere la base di un nuovo modo di governare: condiviso e partecipato.

Le migliori competenze spesso restano lontane dai luoghi istituzionali in cui vengono prese le decisioni che riguardano il Paese, questo genera il pericoloso fenomeno dell’antipolitica e dell’astensionismo.

Altre volte, chi è chiamato a governare dimentica l’inestimabile patrimonio culturale offerto dai Cittadini che vanno ascoltati e resi partecipi della vita politica.

Su questi principi, auspicati da tutti, ho aperto il gruppo di discussione con lo scopo di confrontarmi  per proporre un metodo ed una soluzione per una “exit strategy” dell’Italia dalla crisi economico sociale in cui oggi versa.

Vuoi partecipare attivamente, magari costruendo un nuovo strumento di inclusione, o preferisci continuare a lagnarti in modo sterile?

La buona Politica è donna

Se l’antipolitica fosse un Partito oggi avrebbe un elettorato del 30%: sfiducia e corruzione alimentano inconsapevolmente l’antipolitica di una Nazione.

Difficile trovare elementi di contrapposizione all’antipolitica se non vengono accompagnati, da caratteristiche umane fondate su onestà, rettitudine, competenza e coraggio.

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