Riflessioni recenti

I colloqui di lavoro ai tempi di Facebook e Google

Recentemente il New York Times ha riportato una serie di racconti autobiografici di giovani manager, i quali hanno riportato la loro esperienza lavorativa cominciando proprio dal colloquio di assunzione.

Alcuni racconti descrivono  l’esperienza avuta con aziende del settore ICT, in cui il colloquio di assunzione non è si è svolto in una sala bensì all’aperto o durante una partita di golf.

Tra le varie esperienze lavorative spiccano i colloqui con Mark Zuckenmberg, classe 1984 e fondatore del social network Facebook, tenuti durante una lunga passeggiata nei boschi secolari delle querce di palo Alto o l’assunzione di Andy Rubin in Google avvenuta al termine di una relazione presso l’Università di Stanford.

Alcuni manager hanno descritto l’incontro come un piacevolissimo appuntamento tra amici, dove il dialogo è stato non solo costruttivo quanto diretto a verificare quell’innata empatia alla base del lavoro in team.

In Italia molte volte sono stato nominato in Commissioni per la ricerca del personale, ho letto centinaia di curriculum vitae tutti uguali: ottimo voto universitario, spiccate capacità, predisposizione al lavoro in team, senso del dovere, pratica del volontariato e dell’associazionismo sociale, ecc. In pratica mi trovavo davanti a candidati prodotti con lo stampino e con la difficoltà di comprendere in pochi “minuti  incravattati” le reali capacità del candidato.

Molto spesso si è finito per scegliere “il meno peggio”, poi risultato puntualmente alla pari del giudizio, proprio per la mancanza di un sistema di valutazione che uscisse dai rigidi canoni dell’analisi del curriculum vitae e della rappresentazione più elementare di programmazione neuro linguistica, ormai nota ai giovani in cerca di lavoro.

Mi piacerebbe valutare un candidato uscendo per strada, facendo dello sport, senza conoscere il suo curriculum universitario, senza sapere nulla su di lui, senza ricevere pressioni o telefonate di segnalazione, ma valutandolo per il suo essere e per come si pone con gli altri.

Le aziende stanno cambiando, anche questa nuova forma di colloquio può rientrare nel processo di innovazione.
Buon lavoro a tutti.

Commenti

commenti su Facebook

One Comment

  • Giuliastro

    13 luglio 2011 at 09:33

    “Mi piacerebbe valutare un candidato uscendo per strada, facendo dello sport, senza conoscere il suo curriculum universitario, senza sapere nulla su di lui, senza ricevere pressioni o telefonate di segnalazione, ma valutandolo per il suo essere e per come si pone con gli altri.”

    Se non lo fai tu Massimo, che sei spesso in commissioni di ricerca personale, chi dovrebbe farlo? :)

Lascia un commento