Sotto Un Cielo di Bit http://www.massimomelica.net il blog di Massimo Melica, nato in Internet Sun, 16 Jun 2013 13:32:02 +0000 it-IT hourly 1 http://wordpress.org/?v=3.5.1 Censura della libertà di espressione su Facebook e potrebbe accadere anche a te http://www.massimomelica.net/censura-della-liberta-di-espressione-su-facebook-potrebbe-accadere-anche-te/ http://www.massimomelica.net/censura-della-liberta-di-espressione-su-facebook-potrebbe-accadere-anche-te/#comments Thu, 13 Jun 2013 15:23:34 +0000 Massimo http://www.massimomelica.net/?p=3021 bloccata

Ringrazio Claudio Gagliardini per lo screenshot

UPDATE: chi sta parlando di questo post:
Il Secolo XIX
Assodigitale
My Social Web

Questa mattina, alle ore 09.37,  ho pubblicato una riflessione sull’autoscatto di Anastasia Chernyavsky ritenendo la foto artistica, non offensiva e sul fatto che l’immagine, pubblicata dall’artista sulla sua bacheca di Facebook, fosse stata ritenuta ingiustamente: “oggetto di violazione delle condizioni di utilizzo”, quindi rimossa e precluse le successive pubblicazioni.

Per essere certo di non violare le norme di Facebook ho inserito nella funzione “foto in evidenza” non la foto completa – riservando la visione esclusivamente sul mio blog – , ma una porzione della foto,  in cui con l’espressione “censurata” si vede l’artista che a seno nudo viene abbracciata dai figli.

In questo caso ottengo due effetti: il primo rinominare la foto anche sotto il profilo tecnico: dimensioni, struttura del file e il secondo evitare che vada a violare le policy di Facebook, assolutamente certo che non possa ritenersi un’ immagine offensiva o pornografica.

Poi penso: “con tutto ciò che viene postato su Facebook: dalle farfalline tatuate, ai messaggi osceni, ai gruppi razzisti, omofobi, sessisti, all’istigazione al suicidio, al ciberbullismo, alle natiche dei vip o dei bimbiminkia, non sarà una mamma a fare scandalo, vero?

Promuovo la mia riflessione, pagando €.5.33 che Facebook regolarmente incassa.

promozione_articolo

Qualche ora dopo, alle 16,03, il mio account su Facebook viene bloccato.

Facebook_blocco
Ritengo di non meritare tale ammonizione, perché ho espresso una libera e non offensiva opinione e la foto, così come postata non rientrava certamente nei canoni di violazione del social network.

Facebook_efficienza

  A questo punto lancio una seria riflessione sulla limitazione che il social network può avere sulla nostra libertà di espressione, ripeto ad esser stata veicolata su Facebook è stata una foto, che come vedete non ha nulla di scabroso e non viola le policy dell’azienda,  il blocco quindi è lesivo della mia libertà di espressione.

 Adesso  occorre fare una seria riflessione sulle nostre libertà digitali affidate ad un’azienda frettolosa, quanto assente nel dialogo con l’utente.

In assenza di chiarimenti, nei prossimi giorni, valuterò un esposto alla Procura della Repubblica in quanto l’ingiustificato blocco dell’account impedisce l’uso della casella di posta in real time.

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http://www.massimomelica.net/censura-della-liberta-di-espressione-su-facebook-potrebbe-accadere-anche-te/feed/ 7
Questa donna per Facebook è pornografia e quindi la censura http://www.massimomelica.net/questa-donna-facebook-e-pornografia-quindi-la-censura/ http://www.massimomelica.net/questa-donna-facebook-e-pornografia-quindi-la-censura/#comments Thu, 13 Jun 2013 08:37:22 +0000 Massimo http://www.massimomelica.net/?p=3013 Censurata

UPDATE: a seguito di questo articolo pubblicato sulla mia bacheca, Facebook mi ha bloccato l’account leggi anche qui

I termini e le condizioni che regolano l’utilizzo di Facebook sono chiari: al paragrafo Sicurezza detta testualmente al punto 7: “Non pubblicare contenuti: minatori, pornografici, con incitazioni all’odio o alla violenza, con immagini di nudo o di violenza forte o gratuita”

La foto che vedete è stata “censurata” da Facebook e se provate a pubblicarla siete sospesi.

Questa foto è stata scattata da Anastasia Chernyavsky, fotografa professionista, che insieme ai due figli si è ritratta con il seno sporco di latte materno, una Rolleiflex datata, volendo in modo artistico rappresentare la maternità in cui “la donna” è la centralità. Siamo tutti concordi che sia uno scatto forte, ma possiamo farla rientrare nel concetto artistico?

Per Facebook e per la società questa foto è da censurare perchè nel mondo in cui viviamo è facile trovare per strada la foto di una donna vestita con una aderentissima tuta rossa che inginocchiata, o in quadrupedia, lecca il prodotto in vendita.

Chiaramente le opinioni in rete sono diverse, queste alcune che ho raccolto in giro per il web:

-          ha voluto strumentalizzare i figli;
-          non si riprendono i figli nudi perché ci sono i pedofili;
-           questa donna ha mercificato il suo corpo;
-          una botta gliela darei;
-          non si riprende la mammella sporca di latte perché in Africa muoiono di fame;
-          una cagna;
-          una foto indecorosa per la donna;
-          ha troppi peli sulla fica;
-          che puttana!

Ognuno è libero di pensarla come crede, io mi pongo solo qualche domanda: Facebook così celere nel censurare questa foto si rende conto di cosa giri sulla piattaforma?

Si rende conto che alle tantissime segnalazioni da parte di noi avvocati su atti di cyberbullismo o foto blasfeme, violente e crudeli risponde sempre: “La nostra politica è tutelare la libertà di espressione”; “Il nostro Staff ha preso in carico la sua richiesta e porrà la massima attenzione” intanto passano i giorni e magari l’assistito che subisce il danno è disperato.

Poi, tutto d’un tratto, depositata la denuncia e avviate le indagini con qualche giorno di drammatico ritardo rimuove i contenuti e trovi lo sbarbatello dell’azienda che, con un grande sorriso, afferma: “Noi di Facebook siamo sempre pronti a collaborare con gli utenti e con le forze di Polizia perché riteniamo un dovere dare un contributo alla società”.

Infatti, si vede.

La foto originale è questa, cosa ne pensate?

lacensura

Foto di Anastasia Chernyavsky

]]> http://www.massimomelica.net/questa-donna-facebook-e-pornografia-quindi-la-censura/feed/ 2 Il Seminario alla Camera dei Deputati del Presidente Laura Boldrini, perché dicono che sia fallito? http://www.massimomelica.net/il-seminario-alla-camera-dei-deputati-del-presidente-laura-boldrini-perche-dicono-che-sia-fallito/ http://www.massimomelica.net/il-seminario-alla-camera-dei-deputati-del-presidente-laura-boldrini-perche-dicono-che-sia-fallito/#comments Tue, 11 Jun 2013 11:24:29 +0000 Massimo http://www.massimomelica.net/?p=3003 nohatespeech

Sono stato invitato a partecipare al seminario, organizzato dal Presidente della Camera dei Deputati On.le Laura Boldrini, dal titolo: “Parole libere o parole d’odio? Prevenzione della violenza on-line”.

Il seminario è nato per presentare la campagna europea No Hate Speech Movement promossa dal “Dipartimento per la gioventù del Consiglio d’Europa” con il fine di sensibilizzare giovani e adulti a combattere e il razzismo, l’omofobia, il sessismo e tutte le espressioni di odio on line.

Personalmente ho trovato perfetto il seminario: ottima organizzazione, un briefing iniziale (in cui con il moderatore Luca Sofri sono stati definiti gli aspetti operativi e gli obiettivi dell’iniziativa), wi-fi in sala, collegamento in streaming, sala gremita.

Il programma era chiaro, dopo gli interventi delle autorità ci sarebbero state “testimonianze di vittime di odio on line”, ma questo lo vedremo in seguito perchè frutto di polemica.

Con ordine: utili le relazioni del Prof. Stefano Rodotà in cui ha detto: “se aggiungessimo nuove norme resterebbe il problema della loro applicabilità: abbiamo problemi a farle rispettare offline, figuriamo online” Sono felice di questa affermazione perché ricordo il confronto acceso che ebbi con il Professore a seguito della sua proposta di inserire Internet nella Costituzione attraverso l’art.21 bis.

La Presidente della Camera Laura Boldriniricordo vittima di un titolo sbagliato su Repubblica – ha ribadito: “Per contrastare le parole d’odio sulla rete, la violenza online, gli atti razzisti e xenofobi non è necessario prevedere nuove norme e limitare la libertà d’espressione in Rete” e infine la relazione della Ministra delle Pari Opportunità, Josefa Idem, in cui ha sottolineato, anche dal suo personale punto di vista, come internet e lo sport siano elementi fondamentali – se ben compresi – per coadiuvare la società ad elevare il suo grado di civiltà.

Poi altre relazioni istituzionali di Gabriella Battaini-Dragoni, Vice-Segretario generale del Consiglio d’Europa; di Raffaela Milano, Responsabile programmi Italia-Europa, Save the Children Italia; di Elisabeth Linder, Politics and Government Specialist for Europe, Facebook e di Giorgia Abeltino, Senior Policy Counsel, Google Italia.

Il mio primo elemento di soddisfazione è stato: “che splendido seminario in cui su otto relatori sette sono donne!”

Se non bastasse anche gli interventi successivi di: Luisa Betti, Stefano Andreoli, Alessandro Bonino, Arturo Di Corinto, Giulia Innocenzi, Loredana Lipperini, Clarissa Gigante, Lorella Zanardo e Guido Scorza hanno comunque visto l’affermarsi di una tanto auspicata voce femminile.
Bene, qualcosa sta cambiando.

Il mio telegrafico intervento è giunto alla fine del seminario, ma la pazienza verso la lunga attesa non manca a chi è cresciuto con un modem 9600 Baud, la sala era semideserta perché le autorità giustamente hanno presenziato ai funerali del Maggiore Giuseppe La Rosa, e sono stato presentato dal competente moderatore Luca Sofri, Direttore del Post, in questo modo: “passo la parola a lui che si presenterà da solo!!”

“…e il briefing all’inizio a cosa è servito?” Non dico i titoli come: avvocato, professore, blogger ma nome e cognome sarebbero stati auspicabili :-)

Scherzi a parte, ho espresso la mia tesi che posso riassumere così: “Guardiamo la Rete come lo specchio della società in cui viviamo e questa non ci piace, vorremmo fare un lifting sullo specchio intervenendo sulla tecnologia, ma in realtà dovremmo intervenire su Noi stessi” (Marco Viviani, che ringrazio, su Webnews ha citato il mio intervento)

Oggi mi aspettavo giudizi positivi sull’evento, in realtà sono piovute da Wired Italia una serie di critiche che, a mio modo di vedere, sono ingiustificate e strumentali.

Il giornalista Vittorio Zambardino da Wired.it attacca in modo durissimo: Violenza in Rete, fallisce il seminario della Camera “Dolore usato per attaccare il Web, mentre il problema siamo noi”, giustificando così l’abbandono della sala avvenuto dopo pochi minuti dall’inizio delle testimonianze da parte di vitteme di odio in Rete. Peccato perché se avesse letto il programma si sarebbe risparmiato il viaggio:

aaaaaaa

Evitando la scenetta su Twitter in cui afferma che le testimonianze sono di “minori”, in realtà era presente la mamma, accompagnata dal suo legale, di una bambina suicidatasi a causa di pesanti attacchi di bullismo on line ed un padre (restato anonimo) che ha portato la testimonianza della figlia vittima di cyberbullismoche aveva contattato, ai primi di maggio, la Presidente della Camera Laura Boldrini tramite email chiedendo aiuto.

zambardino

 In sintesi, a mio modo di vedere, è stata una positiva esperienza, il messaggio conclusivo appare questo: “educare all’uso del web”.

Sebbene lo condivida preferirei che si “sviluppi la cultura digitale” questo perché sul tema dell’educazione occorre confrontarsi su modello da seguire e non vorrei che si tenda a limitare la creatività, l’espressività e il libero arbitrio che su Internet sono fondamentali.

“Internet è per tutti ma non tutti sono per Internet”

]]> http://www.massimomelica.net/il-seminario-alla-camera-dei-deputati-del-presidente-laura-boldrini-perche-dicono-che-sia-fallito/feed/ 0 Web e giustizia fai da te, attenzione a non passare dalla parte del torto http://www.massimomelica.net/web-giustizia-fai-da-te-attenzione-passare-dalla-parte-del-torto/ http://www.massimomelica.net/web-giustizia-fai-da-te-attenzione-passare-dalla-parte-del-torto/#comments Sat, 01 Jun 2013 13:29:04 +0000 Massimo http://www.massimomelica.net/?p=2982 gogna_creditore

La Web Agency Creorin, rappresentata da Giuseppe De Napoli, ha pubblicato sul dominio del proprio cliente l’“Agit Media srl di Francesco Armentano” un messaggio con cui comunica di essere creditrice per la somma di €.1.050,00; una somma che sarà ricordata come il cappio al collo più stretto del web.

Cosa possiamo intuire che sia successo: la Agit Media srl commissiona alla Web Agency Creorin un lavoro afferente il sito agitmediasrl.com. Il dominio viene registrato, come spesso erroneamente accade, non in capo al committente ma direttamente all’agenzia di comunicazione.

Probabilmente si tratta di una campagna di comunicazione virale, ma ipotizzando che non lo sia, possiamo pensare che il sito abbia avuto lo scopo di esortare il cliente debitore ad effettuare il pagamento ma allo stesso modo sia sfuggito ad una visulaizzazione tra le parti interessate diventando un caso globale.

In pochissime ore ci sono state migliaia di reazioni, ne porterò solo due come esempio: la prima del portale Ninja Marketing in cui alcuni (*) commenti si sono schierati a favore del giovanissimo creditore in unche ha scelto questa soluzione innovativa per escutere il suo credito;  la seconda – molto più ponderata di Roberto Scano, Presidente IWA Italia in cui ha esortato al principio di correttezza professionale a cui il professionista del web si deve sempre rifare.

Personalmente condivido quest’ultima posizione sia sotto il profilo umano sia sotto il profilo giuridico, infatti se la vicenda fosse pericolosamente vera il nostro ordinamento punirebbe in modo severo la comunicazione coercitiva e giustizialista per: Art. 392 codice penale Esercizio arbitrario delle proprie ragioni con violenza sulle cose; Art. 595 codice penale Diffamazione e al limite anche l’Art. 629 codice penale Estorsione nonché una dozzina di istituti civilistici a tutela dell’immagine, del decoro, dell’onore, della dignità, della reputazione, del trattamento dei dati personali del soggetto!!!

Nella pratica, se fosse tutto vero e non si trattasse di una campagna pubblicitaria, cosa che mi auguro le ripercussioni penali e civili sull’autore del fatto sarebbero veramente pesanti.

Il “diritto di ritenzione” è una delle ipotesi più notevoli di autotutela ed è costituita dalla facoltà di trattenere un bene altrui.
Trattenere un bene non vuol dire diffondere commenti o giudizi!

Presupposti essenziali del diritto di ritenzione sono: a) il possesso della cosa oggetto del negozio giuridico; b) l’esistenza del credito; in letteratura giuridica la ratio del diritto di ritenzione andrebbe ricercata in una sorta di tacita costituzione di pegno.

Immaginate, solo a titolo esemplificativo, quando ci rechiamo in lavanderia e consegniamo un capo per il lavaggio, per poterlo ritirare necessariamente siamo tenuti al pagamento delle prestazione, in caso contrario il diritto di ritenzione permette al titolare dell’esercizio di trattenere l’indumento (pegno) sino al momento del pagamento.

Mai al diritto di ritenzione non è associata la possibilità di ricorrere alla “gogna mediatica”.

Detto questo mi auguro che i “nativi digitali” crescano con una coscienza legata al rispetto dei diritti civili, anche e soprattutto quando si hanno tutte le ragioni per esercitare un diritto nelle aule di giustizia.

I danni provocati sul web hanno proporzioni spesso inimmaginabili, cosa accadrà in futuro quando si farà la ricerca su Google del Sig. Francesco Armentano e della sua Agit Media srl ?

Mentre chiudo questa riflessione leggo la difesa del Sig. Giuseppe De Napoli, che trovo a dir poco surreale, la trovate in esclusiva sul sito: “Lol Marketing l’istituzionalità deve morire”.

Sulla vicenda non ho altro da aggiungere, se non un senso di tristezza.

(*) inizialmente sbagliando avevo scritto “centinaia di commenti”, grazie alla verifica suggerita dai commenti che vedete in basso ho avuto modo di verificare che su Ninja Marketing i giudizi, in favore dell’azione compiuta, non sono stati centinaia ma una proporzione pari a quella di coloro che hanno condannato il gesto.

]]> http://www.massimomelica.net/web-giustizia-fai-da-te-attenzione-passare-dalla-parte-del-torto/feed/ 5 Uno sguardo nei social network http://www.massimomelica.net/uno-sguardo-nei-social-network/ http://www.massimomelica.net/uno-sguardo-nei-social-network/#comments Fri, 31 May 2013 07:01:35 +0000 Massimo http://www.massimomelica.net/?p=2968 amici

Nel secolo scorso in molti ci aspettavamo che Internet potesse cambiare, quantomeno migliorare la società, abbattere le diseguaglianze sociali, sviluppare nuovo benessere condiviso ed infine poter realizzare una partecipazione al governo più trasparente e democratica.

Sono trascorsi appena due decenni per accorgerci che la società ha inquinato lo strumento tecnologico, svuotandolo delle sue principali prerogative e rendendolo talvolta pericoloso.

In questi ultimi mesi riscontro, anche sotto il profilo professionale, uno sterile aumento della litigiosità nei social network, non certo a causa dell’anonimato bensì attraverso condotte poste in essere da profili direttamente riconducibili agli utenti.

I confronti non sono più rispettosi delle altrui opinioni, che certamente possono essere contestate e confutate, i dibattiti appaiono lontanamente costruttivi e spesso generano risentimenti ed offese tanto da ricorrere ad azioni giudiziarie.

Nelle ultime settimane l’aumento delle querele per diffamazione nei social network è allarmante, tutto ciò da un lato pregiudica la credibilità di uno strumento che tende a porre culturalmente insieme le persone, dall’altro provoca la diffidenza degli investitori che vedono il web come la terra di nessuno, senza regole ed incapace di generare profitto.

Twitter prima e Facebook adesso introducono sistemi di certificazione e verifica dell’account nella speranza sia di tutelare i profili dei VIP (very important person) come politici, artisti, sportivi, imprenditori sia di arginare i casi di usurpazione d’identità.

Operazione lodevole se non fosse una lesione della parità sociale nei social network in cui, come spesso ho pensato, valgono le idee e le community piuttosto che il leaderismo.

Intravedo all’orizzonte una frattura nella società digitale, in cui i parametri sociali vengono migrati in bit, in cui viene meno il senso partecipativo poggiato sulla condivisione a vantaggio di nuove caste digitali.

I primi segni sono apparsi su Twitter con lo sbarco delle permalose TweetStars poco inclini al confronto, pronte a ritirarsi accusando di esser state ingiustamente derise senza mai compiere sana autocritica; poi sono sbarcati i politici alla ricerca del un consenso ma spesso incapaci di dialogare con i propri sostenitori.

Il clima in Rete è teso, alla pari di quello che si respira per le strade alla vigilia di una stagione di scontri sociali in cui: lavoro, dignità ed opportunità sono auspicate tanto dai più giovani che dagli adulti.

Forse è il caso di compiere una riflessione comune, magari trascorrere una giornata senza accedere a facebook e twitter al fine di ritrovare una serenità perduta.

Alla nascita non abbiamo pregiudizi di razza, di sesso, di classe sociale, siamo in grado di guardare negli occhi un essere diverso da Noi e trovarlo interessante, di riconoscerlo come amico.
Poi perché tutto cambia?

Buon Internet a tutti quella vera, quella vista attraverso gli occhi sinceri di un bambino.

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Minori, diritto di cronaca e scelte giornalistiche http://www.massimomelica.net/minori-diritto-di-cronaca-scelte-giornalistiche/ http://www.massimomelica.net/minori-diritto-di-cronaca-scelte-giornalistiche/#comments Sun, 26 May 2013 09:06:26 +0000 Massimo http://www.massimomelica.net/?p=2956 attenzione

UPDATE ore 19.50 : mi ha scritto su Facebook un gentile giornalista della redazione del giornale on line da cui ho ripreso la notizia, ecco il suo contributo:

rende

Da giurista sono contrario a divulgare i nomi dei minori coinvolti in fatti di cronaca, soprattutto quando sono vittime di reato, questo per non lasciare traccia nell’eternità della memoria della Rete.
La legge su questo tema, purtroppo non mostra sensibilità.

Apprezzo molto il contributo del giornalista, a cui ho nascosto il nome, in quanto privo di regolare autorizzazione e resto perplesso per la scelta di aver pubblicato la foto di un amico della vittima – che vedete sotto – senza le opportune accortezze.

Chiaramente posso esprimere una posizione troppo rigida, tuttavia sottopongo a ciascuno dei lettori una seria ed attenta riflessione.

Testo originale dell’articolo:

Una minore viene accoltellata dal suo fidanzatino di 17 anni che provvede a bruciarne il corpo.

L’ennesimo caso di femminicidio, l’ennesimo caso di brutale violenza verso una giovane donna. In tutto questo mi colpisce la pagina del giornale on line in cui: pubblicano il nome e la foto della vittima ma allo stesso tempo le inziali in modo da preservare la “privacy” della ragazza uccisa.

Come dire, se inseriamo tutto non avremo sbagliato.

Tra le foto dedicate alla tragica vicenda anche questa in cui si vede un giovane, sicuramente minorenne, circondato da adulti e con il capo chino.
Sarà il presunto colpevole che pare abbia confessato dopo lungo interrogatorio?

 

assassino_presunto

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Enrico Mentana, le persone in Twitter ed io http://www.massimomelica.net/enrico-mentana-le-persone-twitter-ed-io/ http://www.massimomelica.net/enrico-mentana-le-persone-twitter-ed-io/#comments Sun, 12 May 2013 12:53:36 +0000 Massimo http://www.massimomelica.net/?p=2943 mentana_twitter_ed_io

Partiamo da una premessa: “Enrico Mentana è il mio giornalista preferito”; puntuale sulla notizia, competente sui temi che affronta, ha una particolare attitudine nel lavorare sulla notizia e sotto stress, attraverso lunghe dirette, senza mai mostrare la minima sbavatura.

Fuori dall’ambito professionale Enrico Mentana, attraverso il suo profilo Twitter, è caduto nella trappola del “dark web” quello in cui le doti umane come: pazienza, gentilezza e semplicità vengono messe alla prova da un numero sempre più crescente di “imbecilli digitali”.

In mancanza delle doti, sopra citate, si rischia di cadere nel ruolo anacronistico del “pesce bollito”, del permaloso, dell’antipatico e infine dell’ egoista.

Da sempre seguo il profilo del noto giornalista su Twitter, intervenendo più volte e senza mai ricevere un barlume di risposta, magari un tweet, un cenno di dialogo, in pratica ho “dialogato” come se fossi davanti ad un televisore in cui la comunicazione unidirezionale è dal tubo catodico allo spettatore.

In realtà sul web, quello che la letteratura commerciale definisce 2.0, le dinamiche cambiano, sono diverse e offrono sconfinati territori di dialogo talvolta costruttivo, talvolta demolitore ma che pur sempre vale la pena affrontare.

Il bravo giornalista, a seguito della vicenda perfettamente riassunta nella riflessione di Gianluigi Cogo, ha lasciato Twitter chiudendo quel monologo che lo vedeva protagonista, salvo rare battute con account ritenuti del suo pari.

Il web non è questo.

Enrico Mentana resta il mio giornalista preferito, ma non scarichiamo i propri limiti caratteriali o la scarsa consapevolezza del mezzo sulla gente che utilizza il Web, in particolare la piattaforma Twitter, perché ci sono anch’io e non accetto di essere offeso da chi pur sapendo descrivere i fenomeni collettivi non dimostra di conoscerne le strategie di integrazione.

Ognuno di Noi nasce con una tecnologia nel cuore, l’ottimo giornalista sarà nato con quella televisiva ed è giusto che con essa rimanga.

Il web non è pericoloso, è una grande scuola di vita in cui ci si imbatte nell’imbecille rumoroso, nell’ignorante saccente ma si è anche premiati da tanta umanità pronta a proteggerti, a scendere al tuo fianco, affermando  la verità.

La difesa in Rete è mancata al giornalista e questo è l’unico dato che dovrebbe far riflettere il protagonista della vicenda, nonostante tutta la popolarità e il prestigio ottenuto nel corso di una splendida carriere professionale.

Internet è per tutti ma non tutti sono per Internet

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Laura Boldrini, Concita De Gregorio e l’Anarchia fantasma della Rete http://www.massimomelica.net/laura-boldrini-concita-de-gregorio-lanarchia-fantasma-della-rete/ http://www.massimomelica.net/laura-boldrini-concita-de-gregorio-lanarchia-fantasma-della-rete/#comments Sat, 04 May 2013 11:26:34 +0000 Massimo http://www.massimomelica.net/?p=2927 Boldrini_deGregorio

Un’intervista su La Repubblica pubblicata il 3 maggio 2013 apre un dibattito importante sull’utilizzo della rete, i suoi pericoli e come tutelare i diritti della persona: vuoi per la libertà di espressione vuoi per il diritto alla tutela della propria immagine, onorabilità, reputazione.

I protagonisti sono tutti al femminile e meritano un culturale rispetto: Concita De Gregorio giornalista e scrittrice italiana, Laura Boldrini Presidente della Camera, Internet come strumento di condivisione delle idee, delle opinioni, della conoscenza.

La giornalista riporta la ferma condanna e preoccupazione del neo Presidente della Camera riguardo una tipologia di messaggi, “diffusi nella società e veicolati tramite Internet”, basati: sull’odio, sul razzismo, sulla violenza.

Laura Boldrini racconta la dura esperienza nei primi giorni come terza carica dello Stato, le diffamazioni subite on line, le continue minacce, il timore che anche sua figlia possa subire una danno, non a causa di Internet ma a causa del circo mediatico sempre in cerca di una notizia.

Sin qui non ci sarebbe stato nulla di particolare, se non il titolo del pezzo: “Boldrini: “Io, minacciata di morte ogni giorno. “Non ho paura ma basta all’anarchia del web. La presidente della Camera: sulla Rete campagne d’odio, è tempo di fare una legge. In Italia le donne continuano a morire per mano degli uomini e per molti è sempre e solo una fatalità, un incidente, un raptus.”

titolo_Boldrini

Nel titolo c’è di tutto di più: da una parte porre quanti più argomenti possibili, dall’altra incuriosire il lettore nella speranza che legga, capisca e si formi un’opinione costruttiva e infine clicchi su un banner che ripagherà l’editore degli investimenti sostenuti. Questa sono le regole del gioco e che giustificano un titolo scandalistico!

Peccato che nel testo dell’intervista la parola “anarchia” non venga mai citata, che l’intervento auspicato dal Presidente Boldrini sia generico, non indirizzato a tematiche censorie e finalizzato solo a limitare esclusivamente le campagne d’odio e non la libera espressione sul web. A fronte di ciò e nell’incertezza più assoluta si è avviata in Rete la rituale caccia al censore, l’allarme verso il pericolo dell’immaginario “bavaglio”.

Chi si occupa di diritto applicato alle nuove tecnologie comprende che oggi, difendere i diritti della persona offesa sul web, è diventato in Italia un compito arduo e difficile: vuoi per le difficoltà operative in cui si muovono gli investigatori vuoi per una giustizia lenta e male organizzata che rischia di “prescrivere” il diritto di giustizia.

Un esempio concreto tratto dalla realtà di tutti i giorni: Tizio pubblica foto e video della ex ragazza su Facebook, su canali peer to peer o su un sito di incontri. La ragazza viene avvertita da amici, passano alcuni giorni e decide di dirlo ai genitori che contattano lo studio legale specializzato. Lo Studio predisporrà la querela, chiedendo il sequestro dell’apparecchiatura informatica di Tizio e predisporrà, ove possibile, ogni azione nel limitare la diffusione delle foto e dei video contattando i gestori delle piattaforme. In alcuni casi si potrà fermare la diffusione dei contenuti, molto spesso le immagini e i video resteranno in Rete –magari taggati con nome e cognome della ragazza – per i prossimi secoli.

Questo è ciò che avviene nel mio lavoro ogni “maledetta settimana”.

Passano i mesi con sequestri, dissequestri, interrogatori e si arriva davanti al magistrato per vedere che Tizio ha promosso istanza di richiesta di patteggiamento e tutto si conclude con “sei mesi pena sospesa”. Da qui in poi si passerà ad una secolare causa civile per la richiesta risarcitoria per i danni subiti.

Cosa accadono alle foto e ai video della ragazza diffusi mediante file nominati con: “nome-cognome-città-numero di cell o dell’abitazione”? Nulla, resteranno in Rete!

Tutto questo nel dibattito successivo all’intervista non è emerso, non è stata posta una seria riflessione sul diritto all’oblio, non si medita su come poter arginare fenomeni sociali lesivi compiuti attraverso la Rete.

L’importante per alcuni è stato trincerarsi dietro un patetico “salviamo la Rete dal bavaglio”.

La Rete deve mantenere la sua neutralità, una regolamentazione – a mio avviso – dovrebbe ricadere sulle condotte, magari andando a prevedere delle specifiche aggravanti per taluni reati in danno alla persona e perpetrati attraverso il mezzo tecnologico.

Auspico che si apra un dibattito serio e non ideologico sul tema legato alle libertà digitali, magari prevedendo una revisione delle norme e con l’istituzione di un’Autorità specifica che – grazia a competenza e tempestività – sia in grado di operare per la tutela dei diritti.

Nessuno desidera porre delle censure alla Rete, chi mi segue conosce da vent’anni il mio pensiero, la mia intenzione é di studiare ed elaborare normativamente sistemi non di controllo ma di protezione della Rete cominciando proprio da coloro che l’hanno resa meramente “occasione di guadagno economico” piuttosto che “occasione di crescita culturale.”

Il termine “anarchia”, buttato lì per caso nel titolo dell’intervista, è prova evidente.

Internet è per tutti ma non tutti sono per Internet

Un vecchissimo video del 2008 in cui, in un intervento presso una riunione alla Camera dei Deputati, chiedevo che la politica restasse fuori del web.
Le conseguenze cinque anni dopo, sono sotto gli occhi di tutti

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http://www.massimomelica.net/laura-boldrini-concita-de-gregorio-lanarchia-fantasma-della-rete/feed/ 1
Hollister Co. un caso di successo http://www.massimomelica.net/hollister-caso-di-successo/ http://www.massimomelica.net/hollister-caso-di-successo/#comments Thu, 02 May 2013 09:00:57 +0000 Massimo http://www.massimomelica.net/?p=2095

La prima volta che sono entrato in un negozio della Hollister Co. è stata a Toronto (Canada) presso l’Eaton Center, pochi attimi e sono scappato via. In Italia sono rientrato con più serenità avendo modo di apprezzare la vincente macchina di marketing adottata dall’azienda americana.

Per questo motivo, complice il clima vacanziero, scrivo questo post per riflettere sull’ingegnosa azione di comunicazione posta in essere intorno al marchio statunitense.

Per chi non conoscesse Hollister Co. premetto che è un marchio di abbigliamento statunitense appartenente ad Abercrombie & Fitch, ispirato alla vita dei surfisti della California del sud.

I capi sono molto semplici ma allo stesso tempo comodi ed empatici con chi gli indossa, felpe, pantaloni, magliette, giacconi, tute sono presenti in ogni collezione.

Fatta questa premessa, sul prodotto Hollister Co., passo a descrivere la macchina di marketing che vi farà amare questa linea di abbigliamento nonostante la prima volta sarete tentati di scappare dal negozio.

Esteticamente i negozi si caratterizzano per la particolare facciata in legno, che riproduce le capanne californiane in cui vengono depositate le tavole da surf.

Occorre sapere che le capanne sulle spiagge californiane, sono normalmente sprovviste di luce elettrica e in più, entrando da una zona soleggiata si perde ogni visibilità all’interno.

Lo stesso effetto ricevete nel momento in cui entrate in un negozio Hollister: i prezzi sui capi non riuscite a vederli facilmente, non distinguete se un capo sia blu scuro o nero, non riuscite a parlare agevolmente per la musica molto alta in stile “beach boys”.

Insomma il primo impatto non è proprio di quelli tradizionali.

Tipico interno di un negozio Hollister

Interno tipico di un negozio Hollister

Vinto l’imbarazzo iniziale, magari la seconda volta che tornate, avete modo di apprezzare l’atmosfera californiana, che solo i negozi Hollister Co. sanno offrire.

Tutto è studiato:

- i commessi e le commesse sono accuratamente selezionati in base all’aspetto fisico che non deve distaccarsi dallo stereotipo del californiano giovane e atletico;

- la musica che ascolterete appartiene a gruppi sconosciuti in Italia come i “Radical Something”, i “Givers” o i Wolf Gang”; questa ha il compito di immergervi nell’atmosfera californiana. Se desiderate farvi un’idea a questo link potrete ascoltare il podcast;

- il profumo molto particolare viene diffuso in tutto l’ambiente e aiuta ad immergersi in una atmosfera solare;

- il logo semplicissimo – si fa per dire – è un gabbiano che ritroverete riportato in vari colori su ogni capo d’abbigliamento con la scritta 1922, (anche qui da notare che il riferimento all’anno è scelta di comunicazione, in quanto l’azienda ha solo dodici anni di vita) e quando indosserete un capo Hollister Co. vi sentirete liberi e magari la vostra mente vi porterà a sognare la California.

Concludendo l’azione di marketing è perfetta, quattro dei cinque sensi: udito, vista, tatto, olfatto sono coinvolti e vi spingeranno ad acquistare una t-shirt da 30 euro o una felpa per oltre 100 euro.

Mi sono posto la domanda su quanto Abercrombie & Fitch (A&F) la casa di moda statunitense fondata il 4 giugno 1892 da David T. Abercrombie, abbia investito per promuoversi attraverso i social network, ivi compreso il marchio Hollister & Co.

Dai due screenshot vedo che i numeri sono eccezionali sono oltre i 10 e i 7 milioni di “like” sulle rispettive fanpage, eppure il numero degli utenti che interagiscono non mi sembra proporzionato.

A&F
Hollister

Sarà che la comunicazione tradizionale della Hollister dimostra che i social network siano importanti come mera presenza ma non come spinta al fatturato?
Non saprei, di certo il mercato della globalizzazione impone il solo marchio: “Made in China”

Tipico ingresso centro Hollister

Tipico ingresso centro Hollister

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Una massa di imbecilli digitali http://www.massimomelica.net/una-massa-di-imbecilli-digitali/ http://www.massimomelica.net/una-massa-di-imbecilli-digitali/#comments Mon, 29 Apr 2013 18:29:16 +0000 Massimo http://www.massimomelica.net/?p=2907 stupidi_digitali

La giornata del 29 aprile 2013 la ricorderemo per tre tragici eventi: il primo costituito dalla sparatoria in piazza Colonna; il secondo dal giornalismo – che per coprire le pause della diretta – ha veicolato “balle spaziali” di inaudita comicità; il terzo dalla massa di imbecilli digitali che sui social network hanno manifestato il livello più basso di responsabilità civica.

Vediamo con ordine:

La sparatoria non ha nulla di razionale, non ha un filo logico, non trova alcuna motivazione criminale nel voler uccidere un politico o sparare in faccia un Carabiniere. Preferisco tacere perché non vi è alcuna ragione, legata alla crisi economica o alla crisi sociale, che giustifichi tale gesto.

Sull’informazione data in diretta mi soffermo un pochino. Le telecamere e il giornalismo parlamentare, nonostante fosse domenica, erano concentrati tra il Quirinale – in cui prestavano giuramento i componenti del neo Governo di Enrico Letta – e Palazzo Chigi, sede istituzionale del Governo, luogo in cui si è svolta la sparatoria. Da subito i giornalisti con le telecamere, un po’ troppo invasive, hanno spostato l’attenzione, sul luogo in cui si è svolta l’azione criminosa.

In varie dirette televisive, sono state date le notizie più assurde:

- i giornalisti hanno iniziato a lanciare discutibili affermazioni: “a sparare è stato uno psicopatico”; va bene, ma mi domandavo nel seguire la diretta: “Avete un referto medico che attesti questo? Conoscete un provvedimento di interdizione del Tribunale? Non bastava dire: “il gesto di un folle?” Qualche minuto dopo lo scoop, in contraddizione con le fantasiose conclusioni, per l’intervista al fratello dell’attentatore che candidamente dichiarava: “Mio fratello è sano di mente ma è senza lavoro e senza famiglia!”;

- i telecronisti poi hanno ripetutamente detto: “l’attentatore é un calabrese in giacca e cravatta, ripetiamo indossava giacca e cravatta forse per spacciarsi per un politico o per un addetto di segreteria”; ma cosa si aspettavano che il criminale si presentasse con tuta mimetica e cappuccio nero in pieno centro a Roma, magari prendendo la metropolitana o l’autobus numero 63? Follia!

Infine, se tutto questo non bastasse, è arrivata l’onda anomala sui social network, in cui la frase più ricorrente è stata: “solidarietà al Carabiniere ferito, peccato che non abbia ucciso un politico”; oppure “doveva ucciderli tutti da Berlusconi a Bersani e non un povero Carabiniere”; peggio ancora: “solidarietà a Preti e al Carabiniere ferito, entrambi vittime dei politici” il tutto infarcito da frasi inneggianti la “democrazia, la libertà, la pace !!!”

L’imbecillità è andata avanti per ore, senza che in alcun modo si riuscisse a porre rimedio – sino a quando, reggetevi forte, è stata pubblicata su Facebook la prima notizia complottistica:

“L’attentatore è pagato da Bersani per far fuori il Movimento Cinque Stelle”, Preiti è stato addestrato in Russia !!!”

Cosa aggiungere?

Ieri ho avuto l’ulteriore prova del fallimento di qualunque teoria di democrazia diretta e digitale, in cui grazie alla telematica è possibile ascoltare l’opinione di tutti; preferisco che ci sia una democrazia elettorale in cui nutro ancora la speranza che qualche imbecille – magari per un filino di influenza – resti a casa e non si presenti alle urne.

Internet è per tutti ma non tutti sono per Internet

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Siamo tutti Presidenti del Consiglio o esperti politologi in Rete http://www.massimomelica.net/siamo-tutti-presidenti-del-consiglio-esperti-politologi-rete/ http://www.massimomelica.net/siamo-tutti-presidenti-del-consiglio-esperti-politologi-rete/#comments Sun, 28 Apr 2013 09:00:51 +0000 Massimo http://www.massimomelica.net/?p=2898 I 21 ministri della squadra di Enrico Letta. Dall'alto a sinistra: Angelino Alfano (vicepremier e ministro degli Interni), Fabrizio Saccomanni (ministro dell'Economia), Anna Maria Cancellieri (ministro della Giustizia), Emma Bonino (ministro degli Esteri), Mario Mauro (ministro della Difesa), Maurizio Lupi (ministro Infrastrutture e Trasporti), Gaetano Quagliariello (ministro delle Riforme istituzionali), Flavio Zanonato (ministro dello Sviluppo Economico), Nunzia De Girolamo (ministro alle Politiche Agricole), Enrico Giovannini (ministro del Lavoro e Politiche sociali), Beatrice Lorenzin (ministro della Salute), Andrea Orlando (ministro dell'Ambiente), Maria Chiara Carrozza (ministro dell'Istruzione, Universita' e Ricerca), Massimo Bray (ministro dei Beni culturali e Turismo), Carlo Trigilia (ministro alla Coesione territoriale), Enzo Moavero Milanesi (ministro degli Affari europei), Graziano Delrio (ministro agli Affari Regionali), Josefa Idem (ministro delle Pari Opportunita', sport, politiche giovanili), Dario Franceschini (ministro dei Rapporti con il Parlamento), Cecile Kyenge (ministro dell'Integrazione), Giampiero D'Alia (ministro della Pubblica Amministrazione). ANSA

Oggi giurerà il 62° Governo della Repubblica italiana, presieduto dal Presidente del Consiglio Enrico Letta, uno dei più giovani premier che l’Italia ricordi.

E’ il primo Governo politico dell’era social network, in cui dotti tifosi lanciano le più torbide teorie complottiste, analizzano i profili scolastici dei Ministri, gridano allo scandalo per accordi politici tra partiti.

In effetti, sarebbe tutto corretto se non fosse che la “politica ossia l’arte del governare”, necessita di una negoziazione e mediazione tra i partiti politici diametralmente contrapposti.

In caso contrario non avremmo uno Stato democratico ma una dittatura in cui, la mancanza di dialogo e negoziazione di interessi, imporrebbe un solo partito politico alla leadership del Paese, con tutte le conseguenze che ne derivano.

Come saprete, non giudico mai a priori, anzi nella tutela del “diritto di sognare”, accolgo sempre di buon grado ogni novità, salvo poi giudicarne l’azione anche attraverso durissime critiche.

Da ieri, appena divulgati i nomi, i “tifosi” hanno mosso le critiche ai nuovi componenti del Governo, c’è chi si è accorto improvvisamente della mancanza di titoli universitari per l’inadeguatezza del ruolo, c’è chi ha sentenziato una durata semestrale, chi invece ha visto la fine della democrazia.

Una palese nota storica è la presenza di due Ministri naturalizzati in Italia, di cui uno è di colore. Un passo importante verso l’integrazione culturale e sociale tra Popoli diversi.

Concludendo, vedo 21 Ministri che, sotto il tiro incrociato, dovranno superare il difficile compito di riportare la Nazione alla normalità.

Auguro loro un sereno e produttivo lavoro, in attesa di esaltare o giudicare in modo critico  il loro operato.

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Perchè pratico sport da combattimento http://www.massimomelica.net/perche-pratico-sport-da-combattimento/ http://www.massimomelica.net/perche-pratico-sport-da-combattimento/#comments Sat, 27 Apr 2013 11:00:35 +0000 Massimo http://www.massimomelica.net/?p=1009 Massimo Melica Khru for Twins Special

Non sono mai riuscito a comprendere perchè abbia da sempre praticato, più o meno con regolarità, sport da combattimento. Ho un carattere paziente e tranquillo, vesto per lo più in giacca e cravatta e chi mi incontra è portato a credere che pratichi il Golf;  eppure subisco il richiamo del continuo confronto attraverso una violenza controllata nella rigida disciplina marziale.

La risposta credo di averla trovata in questo video che desidero condividere con chi mi segue in questo spazio digitale. Il video è bellissimo, la storia è motivante con una sola morale: “se ti impegni arrivi dove vuoi!”

Il tempo stringe e l’età avanza ma, sino a che potrò, riserverò sempre il massimo impegno nella vita e negli allenamenti.

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La Rete, la politica e il Presidente Napolitano http://www.massimomelica.net/la-rete-la-politica-il-presidente-napolitano/ http://www.massimomelica.net/la-rete-la-politica-il-presidente-napolitano/#comments Tue, 23 Apr 2013 13:05:38 +0000 Massimo http://www.massimomelica.net/?p=2852 napolitano_insediamento

La democrazia realizzata anche attraverso le nuove tecnologie, costituisce il desiderio di ogni parte politica sebbene, taluni vedono la Rete solo come forma di accrescimento del consenso ed altri come stimolo di partecipazione e ascolto.

Al di là delle utopiche aspirazioni, la rete evidenzia e spesso amplifica: pregi e difetti della società.

Ieri ho ascoltato, come penso molti italiani, il discorso di giuramento del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, ero incuriosito dai temi che avrebbe trattato e dalle strategie comunicative che avrebbe usato.

Chiaramente ogni cosa che si pone allo sguardo di due o più spettatori, subisce l’interpretazione di ciascuno di essi, quindi eviterò di riferire la mia opinione sull’intero discorso cercando di soffermare, la mia e la tua attenzione, sul tema della Rete.

Il Presidente Napolitano ha testualmente affermato: “Non può, d’altronde, reggere e dare frutti neppure una contrapposizione tra Rete e forme di organizzazione politica quali storicamente sono da ben più di un secolo e ovunque i partiti. La Rete fornisce accessi preziosi alla politica, inedite possibilità individuali di espressione e di intervento politico e anche stimoli all’aggregazione e manifestazione di consensi e di dissensi. Ma non c’è partecipazione realmente democratica, rappresentativa ed efficace alla formazione delle decisioni pubbliche senza il tramite di partiti capaci di rinnovarsi o di movimenti politici organizzati, tutti comunque da vincolare all’imperativo costituzionale del “metodo democratico”

Il Presidente della Repubblica ha portato un po’ di chiarezza sul contributo che la Rete può portare alla politica ma, allo stesso tempo, mi sembra che abbia dato il suo “monito” affinchè non si rischi di enfatizzare il ruolo dello strumento al di sopra delle sue possibilità , disgregando quella che è la forma costituzionale che lega il popolo al suo parlamento, ossia i partiti.

Siamo sinceri, in Rete non si è in grado di convincere alcuno affinchè cambi opinione politica, questo è un dato assodato! La Rete serve per aggregare persone che la pensano allo stesso modo, affinchè si sorreggano nelle idee, nelle proposte, nelle soluzioni.

La Rete oggi non è in grado di convincere chi la vive e la utilizza, questo per la moltitudine delle fonti informative a sua disposizione, ma è capace di fornire all’esterno un’immagine distorta e ridondante della realtà.

Posso avere un’idea, un candidato sorretto da poche migliaia di utenti, per fare nascere un caso nazionale oppure posso usarla per dividere e per bersagliare non solo il nemico di turno, quanto l’avversario.

Mi auguro che questi siano fenomeni passeggeri e che la Rete sia in grado di far emergere personaggi e idee innovative che, con senso etico, contribuiscano alla ripresa del Paese.

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I social network aumentano il fatturato degli avvocati? http://www.massimomelica.net/social-network-aiutano-fatturato-avvocati/ http://www.massimomelica.net/social-network-aiutano-fatturato-avvocati/#comments Wed, 17 Apr 2013 12:45:20 +0000 Massimo http://www.massimomelica.net/?p=2843 linkedin

Come farsi spiegare l’utilità di Linkedin da un Collega di studio:

Io: Guarda ho ricevuto una email che mi omunica che il mio profilo è nel 5% dei profili italiani più visitati nel 2012;

Collega: Di quanto avrà aumentato il *nostro* fatturato?

Io: Ma, credo di nulla

Collega: CANCELLATI!

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La pubblicità che meritano gli italiani e la scelta di Vodafone http://www.massimomelica.net/la-pubblicita-che-meritano-gli-italiani-la-scelta-di-vodafone/ http://www.massimomelica.net/la-pubblicita-che-meritano-gli-italiani-la-scelta-di-vodafone/#comments Tue, 16 Apr 2013 12:10:49 +0000 Massimo http://www.massimomelica.net/?p=2818 vodafone

Firmato da Grey London, nota agenzia di comunicazione internazionale, ha realizzato per Vodafone uno spot dal titolo “The Kiss“. Il video mostra due ragazzini che si scambiano il loro primo bacio, un bacio puro che attraversa tutte le età fino alla vecchiaia, acquistando sempre più passione e amore.

La colonna sonora dello spot è affidata al Maestro Ludovico Einaudi, attraverso il brano Walk, (qui il video ufficiale diretto dallo stesso Einaudi) tratto dall’album “In a Time Lapse”

Lo spot, di soli 90 secondi, è fortemente emozionale si conclude con il claim: “Good things should last forever” che in italiano significa: “Le cose buone dovrebbero durare per sempre”.

Il bellissimo video, è stato diretto da Frederic Planchon ed è stato prodotto dall’Academy Films di Londra.

Sovviene una sola domanda:

“Un video così bello sarà distribuito anche in Italia o il nostro mercato merita solo un Orso, un Pinguino?”

Vedremo…

p.s.
l’uffcio Marketing di Vodafone può anche rispondere a questa mia domanda direttamente tra i commenti. Grazie

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