Riflessioni recenti

Il declino della popolarità su Facebook e Twitter

Sarà una visione opinabile ma riscontro che i paradigmi della comunicazione sui social network stanno cambiando: se un tempo si desiderava raggingere la popolarità attraverso un ampio numero di contatti, adesso si cerca di sfoltire il numero degli amici o dei follower alla ricerca della qualità del confronto, tralasciando ogni strategia volta ad ottenere visibilità.

Su Facebook il motivo può essere strettamente legato ai costi che la piattaforma richiede per “promuovere” il proprio post, un tempo bastava pubblicarlo per vivere nell’illusione di esser letti, adesso devi pagare per garantirti un numero di visualizzazioni maggiore che, comunque, resterà insufficiente rispetto alle aspettative.
Ovvio che parliamo sempre di visualizzazioni e non di effettive letture.

Sembrano sopiti gli entusiasmi del 2008 che vedevano sia in un Facebook quale strumento di democrazia e partecipazione sia in Twitter quale mezzo rivoluzionario capace di guidare la primavera araba; in realtà poi conclusasi con l’adozione di una carta costituzionale pericolosamente ispirata alle rigide norme della Shari’a.

Altra motivazione, largamente diffusa tra gli utenti, è che il modello della visibilità e della popolarità a tutti i costi sembra ormai in declino, i social network hanno assunto la connotazione di arene in cui si massacra l’interlocutore, in cui si litiga, in cui è terminato quello spirito di pacifica condivisione finalizzata al costruttivo scambio di opinioni.

I social network dovevano essere la liturgia per una nuova dialettica, in realtà sono rimasti schiacciati:

da una parte dai gruppi in cui si consumano furibonde discussioni e in cui ognuno difende, spesso nell’irrazionalità più totale, la propria idea;

dall’altra in scarne tweetterate o peggio in una estenuante caccia al tweet dell’ idiota di turno – spesso politico o soubrette – da ridicolizzare per poi esporlo come se fosse un trofeo su Facebook.

                La finalità intrinseca nel termine “net-work” ossia “lavoro in rete” ormai è del tutto depauperata in ogni suo significato.

                Lo stesso M5S, caratterizzato per un forte uso della tecnologia della comunicazione al suo interno, ha deciso di non affidarsi ai social network più diffusi, adottando altra piattaforma di comunicazione.

Spero che i social network non abbiano iniziato quella naturale parabola discendente che, disciplina in modo severo, i tempi dell’economia digitale; tanto per fare un esempio: Second Life, ICQ, Napster, MySpace sono state piattaforme che hanno ricoperto un ruolo di primissimo piano nel web per poi finire in disuso o peggio dimenticate.

L’Uomo digitale sembra indirizzato, dopo un primo profondo innamoramento, ad allontanarsi dalla massa mediatica ritrovando il piacere di soluzioni digitali più riflessive, di nicchia ma di sicuro radicamento nella conoscenza dei navigatori.

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