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La bufala nei social network attacca lo Stato italiano

 

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Da sempre l’apporto della Rete alla politica è stato visto in modo positivo e costruttivo, condivisione delle idee, dei saperi, della conoscenza, delle ideologie, delle soluzioni, delle azioni di solidarietà e mutuo soccorso, sono tutti fattori che aiutano a costituire “l’arte del governare”, dalla base al vertice.

Come tutte le medaglie, purtroppo abbiamo il lato che piace meno, così anche il rapporto tra web e politica acquista un lato oscuro, un lato populistico, un lato demagogico che genera nella massa ignorante e distratta false e pericolose informazioni andando a ledere il libero e responsabile pensiero che deve formarsi in ognuno di Noi, sulla base di veritiere e fondate indicazioni.

L’ultima bufala, creata ad arte, afferma: “Matteo Renzi, dopo Enrico Letta e Mario Monti è il terzo Presidente del Consiglio non eletto dagli italiani”. Su questa affermazione non si contano i messaggi di protesta lanciati nei social network, su Facebook languide immagini inneggiano alla sovranità delle urne ed esortano ad un’azione di protesta volta a riottenere la libertà perduta.

La bufala si costruisce ad arte:

– occorre il nemico che in questo caso è il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano; – occorre che sia leso un interesse collettivo che in questo caso è la libertà di scelta palesata attraverso le urne; – occorre che questo messaggio diventi uno slogan di influencers e politici; – occorre un bravo grafico che appronti un’immagine accattivante sapendo sapientemente proporzionare rabbia, ironia, protesta; – occorre una squadra di tre-cinque bravi social media strategist che attraverso un centinaio di utenti fake e gruppi numerosi propaghino il messaggio nei social network.

Il nemico invisibile nei messaggi distorsivi della realtà c’è sempre: l’Europa, l’euro, la Chiesa, le banche, il politico, – senza far differenza tra chi ha rubato e chi non solo non ha rubato, quanto ha amministrato correttamente – l’importante è porre un bersaglio alla rabbia, all’insoddisfazione, alla recriminazione.

Ma se avete tutti questi elementi, il gioco è fatto!

Vediamo adesso l’aspetto legato alla verità costituzionale, sulla bufala di cui sopra: l’art. 92 della Costituzione recita: Il Governo della Repubblica è composto del Presidente del Consiglio e dei ministri, che costituiscono insieme il Consiglio dei ministri. Il Presidente della Repubblica nomina il Presidente del Consiglio dei ministri e, su proposta di questo, i ministri.”

Mi sapete indicare, a supporto della bufala oggetto della presente riflessione, dove viene affermato che dalle urne emerga il Presidente del Consiglio?

La norma costituzionale si limita ad indicare l’organo incaricato di nominare il Presidente del Consiglio, ossia il Presidente della Repubblica chiamato ad una delicata opera di identificazione e scelta del futuro leader, intorno al quale si possa successivamente coagulare una maggioranza di partiti idonei per governare attraverso una maggioranza presente alla Camera e al Senato.

La prassi costituzionale così instauratasi ha dato vita ad un complesso di regole frutto soprattutto di accordi fra i diversi soggetti politici e costituzionali coinvolti nella formazione del Governo.

Ora, acclarato che il Presidente del Consiglio non venga eletto, Vi rendete conto di come le bufale siano strumenti per distrarre la massa, di conseguenza le preferenze elettorali e infine tutto ciò non costituisca un clima politico idoneo per adottare semplici soluzioni a vantaggio di tutti?

In questo clima, la Rete da splendido strumento di sviluppo diventa una trappola per imbecilli digitali capaci di confondere: verità con finzione, condivisione da individualismo, libertà da schiavitù.

Internet è per tutti ma non tutti sono per Internet

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