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I Marò pagano l’incapacità della diplomazia e l’ignoranza del diritto

BASCO BATTAGLIONE SAN MARCO

Spesso siamo portati a pensare che il declino di una Nazione sia generato da grandi fattori: produttivi, sociali, finanziari e più raramente riflettiamo sul fatto che bastano “piccole scelte errate”, compiute da poche persone, per innescare una escalation di incidenti che ledono la reputazione di un Popolo.

In questi giorni mi sono spesso fermato a riflettere sulla nota questione dei fucilieri del Battaglione San Marco, sottoposti a regime di custodia cautelare in India.

La vicenda sappiamo è scaturita da una “ignorante” decisione governativa che ha posto su navi mercantili personale militare senza la copertura del diritto internazionale espresso da risoluzioni condivise.

L’Italia, a norma dell’art. Articolo 4 del Trattato di estradizione (Roma, 1989), ha adottato il principio di “non concedere l’estradizione di un soggetto se il reato per cui è prevista la condanna é punibile, secondo la legge dello Stato richiedente, con la pena di morte. L’estradizione, prosegue il testo, può essere concessa solo se detto Stato dà assicurazioni, ritenute sufficienti che tale pena non sarà inflitta o, se già inflitta, non sarà eseguita”

Nonostante questo principio ispiratore, il Governo italiano, nel caso dei due fucilieri del Battaglione San Marco, da una parte non ha ottenuto la citata garanzia dal governo indiano, dall’altra lo scorso anno ha autorizzato l’approdo della nave proveniente da acque internazionali in un porto straniero.

Insomma non possiamo tanto prendercela con gli altri se li poniamo in situazioni vantaggiose.

Oggi la diplomazia italiana, in modo maccheronico, sventola davanti ai media un accordo con cui assume di aver ottenuto idonee garanzie, purtroppo non riporta l’autorità indiana che ha sottoscritto detto documento e per me potrebbe essere anche l’associazione per la difesa della mucca sacra; quindi un documento senza valore.

L’Italia ha risarcito la famiglia dei pescatori uccisi, ammettendo una sorta di responsabilità, ha gestito con superficialità e ignoranza questo delicato momento dimostrando grave incapacità.

Il risultato è sotto gli occhi di tutti, i due militari rischiano la pena di morte o l’ergastolo mentre il Paese – sempre meno credibile – subisce il declino dei rapporti internazionali per la perdità di credibilità.

In tutto questo la colpa, purtroppo, non è solo degli altri.

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