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Mixed Martial Arts e l’elogio all’Uomo più forte del limite

Normalmente scrivo di tecnologia e diritto, oggi scriverò sul più violento sport da combattimento, su un’atleta diversamente abile, sulla forza dell’Uomo e su come si diventa Campioni.

La disciplina delle MMA

MMA (Mixed Martial Arts) in italiano: “arti marziali miste” è un moderno sport da combattimento a contatto pieno il cui regolamento consente l’utilizzo sia di: calci, pugni, gomitate e ginocchiate sia di tecniche di lotta come: proiezioni, leve e strangolamenti.

Un incontro tra due lottatori si conclude con la vittoria di uno dei due ai punti, con la sottomissione dell’avversario o peggio per KO. E’ superfluo sottolineare il fattore violento che contraddistingue ogni incontro, la preparazione atletica, la disciplina e il coraggio degli atleti.

La gara

Lo scorso 7 dicembre si è combattuto a Nashville, Tennessee, il titolo mondiale XFC Xtreme Fighting Championships “Categoria Pesi leggeri” tra gli atleti professionisti Eric Reynolds e Nick Newell; il primo atleta certamente favorito sul secondo in quanto normodotato.

Nick Newell è un lottatore di 26 anni, nato senza l’avambraccio sinistro e immaginate quanto possa essere svantaggiato in uno sport da combattimento in cui l’assenza del pugno sinistro non è cosa poco.

Tutti, tra scommettitori, allenatori ed esperti, attribuivano la vittoria all’atleta normodotato in quanto avrebbe potuto contare su tutte le armi che il proprio corpo mette a disposizione.

Nick Newell con i suoi 177,8 centimetri di altezza e 70 chilogrammi di peso ha sconfitto in ottantadue secondi l’avversario Eric Reynolds di 180 centimetri di altezza e 69.85 chilogrammi di peso.

L’Uomo

Ci meravigliamo ancora quando vediamo grandi prestazioni sportive compiute da persone diversamente abili, come Oscar Pistorius e Alex Zanardi, in realtà preferisco definirle persone “maggiormente abili” inserendo con il termine maggiorativo la componente psicologica e caratteriale che talvolta è limitata in coloro che hanno un fisico completo.

Ciò che pericolosamente stiamo dimenticando è la forza di volontà, è la forza delle persone che decidono di raggiungere un traguardo e nulla le potrà fermare o impaurire. Salire su un ring senza una mano con cui sferri dei pugni, ma soprattutto fermi quelli del tuo avversario, significa mettere in gioco non tanto una vittoria o una sconfitta quanto la tua salute.

Atleti, ma innanzitutto persone coraggiose, tenaci, inarrestabili che meritano di esser viste non come eroiche perché capaci di elevarsi oltre la sfortuna e le tragedie personali; non con il pietismo da parte di chi gode di una situazione diversa, ma semplicemente con il rispetto che merita il loro vivere la vita.

Questo è l’incontro di Nick Newell e questo mio articolo con cui desidero esprime il mio rispetto verso gli atleti che onorano, con la loro vita, lo sport.

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