Sull’infelice puntata di Report si è detto e si è scritto di tutto di più, dal mio punto di vista desidero sottolineare come la comunicazione televisiva può sobillare il telespettatore dando un’immagine negativa delle aziende o dei personaggi che sono riportati.

Ecco alcuni esempi:

Facebook, che sappiamo aver avuto in passato molte criticità in materia di trattamento dei dati personali, viene da subito descritta così:

“Un anonimo palazzo a Londra dietro Carnaby Street, con un campanello a prova di miope tanto che è difficile immaginare che c’è dentro un’azienda che maneggia le informazioni personali di 500 milioni di persone.”

Ora che c’è di male ad avere un normale appartamento in centro a Londra, cosa si aspettavano di trovare un grattacielo a vetri con in alto la scritta luminosa “Facebook Inc.”? – Non contenta l’autrice del servizio che ha come scopo quello di demonizzare la Rete aggiunge:

“Dipendenti trentenni, biciclette in ufficio, si lavora in silenzio, in un angolo la macchina per distruggere i documenti riservati.”

In primo luogo “il distruggi documenti è una misura prevista dalle norme di “Data Protection”, in secondo luogo in un mondo in cui la carta ha un ruolo residuale quali documenti riservati può avere Facebook? Gli estratti del conto corrente? Quello ripreso è un ufficio di una normale banalità con una vincente attenzione all’età dei dipendenti e all’ambiente…tutto ciò sembra sfuggire agli  investigatori di Report, i quali si aspettavano di trovare un clima da “spogliatoio calcistico” con le fuoriserie parcheggiate all’esterno.
Delusi!

Infine la chicca, la voce in sottofondo recita:

“Dopo qualche figura così così, il 26enne fondatore e amministratore di Facebook Mark Zuckerberg non ha più tanta voglia di andare in televisione e ci ha deviato su un lord che gli fa da portavoce in Europa.”

Quali sono le “figure così così” fatte in Europa? La deviazione su un lord (Mr.Richard Allan) come va intesa:
a) che è un soggetto appartenente all’alta borghesia inglese,
b) un uomo di nobile casata
c) un impiegato che è stato sempre sorridente rispondendo alle domande?

Qual è il vostro interesse nel cucire un’atmosfera di “cospirazione” intorno all’azienda Facebook?

Ma passiamo a Google.

La giornalista si reca a Berlino e qui trova la sede di Google, non sopra una fabbrica di armi ma sopra una panetteria in pieno centro…scandalo!
L’atmosfera anche qui viene descritta in modo da far intendere un pericolo per tutti Noi:

“Anche qui dipendenti giovani lavorano in silenzio, con i loro scacciapensieri a portata di mano e un risultato in tasca di oltre 29 miliardi di dollari di ricavi nel 2010. L’affare sta nell’individuare i tuoi interessi e scodellarti una pubblicità su misura per te.”

Va bene, penso io, se avesse incontrato dipendenti anziani e auto di lusso nel parcheggio tutto si sarebbe risolto? – poi aggiungo: “ma che c’è di male per una società che si occupa “anche” di pubblicità individuare e scodellarti messaggi di tuo interesse nel rispetto della privacy?”

Insomma il servizio ha avuto lo scopo di trasmettere il “tarlo” della cospirazione e della “potenza economica cattiva” che usa l’ignaro utente come “pollo da allevamento”, tuttavia non si è detto che tutte le attività svolte da Google o Facebook sono chiaramente riportate nei termini e condizioni del servizio. Pagine che purtroppo l’utente non legge.

Infine la chicca!

Ad un certo punto viene intervistato un 13enne, il suo nome è Lorenzo Madison e lo si evince dalla trascrizione della trasmissione (qui il pdf), il quale dichiara che naviga su FB almeno per tre ore.

La brava giornalista quindi si preoccupa che un minorenne possa inserire i suoi dati personali ed essere rintracciato, e lo chiede a Richard Allan (il lord di Facebook) il quale risponde che si stanno attrezzando con policy adeguate.

Ma, per amore della ragione, la responsabilità del minore su Internet è dei genitori o di Facebook?

Se comprate la bicicletta ai vostri figli e questi cadono per terrà sbucciandosi le ginocchia, fate causa all’azienda che ha prodotto la bicicletta?!?!?!

Ho posto ieri pomeriggio in chat questa domanda alla giornalista, che ha tenuto un’ora di domanda/risposte “ Gent.ma Dott.ssa Rimini non ritiene che la responsabilità ricada anche e soprattutto sull’utente che NON legge i termini e condizioni d’uso dei servizi ai quali si registra? Dove sono i genitori del 13enne intervistato ieri?

Lo ammetto, per esigenze di spazio (numero caratteri) non ho potuto svolgere la domanda al meglio e per i genitori del 13enne, i Signori Madison, intendevo la possibilità di controllo sul ragazzino affinchè potesse usare internet in modo responsabile e consapevole.

Le due risposte sono state:
a) è compito delle aziende comunicare le condizioni del servizio
b) i genitori erano presenti alla registrazione del servizio e hanno dato il consenso.

Bene, mi appunto queste riflessioni sul mio blog giusto per ricordarmi come vengono svolti i servizi televisivi e la capacità del web nell’essere costruttivo.

Non aggiungo altro.

 

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