Riflessioni recenti

I saggi, la crisi e Nando il garagista

supidità

Lo confesso, sono stato tra i pochissimi a mostrare da subito scetticismo sulla proposta del Presidente della Repubblica, Sen. Giorgio Napolitano, nel convocare dieci personalità e dando l’incarico di svolgere un’indagine sul Paese al fine di evidenziarne le maggiori criticità.

Ci sarebbe da confrontarsi per ore sulla scelta di queste personalità a cui è stata riservata, non la qualifica di: esperto, specialista, consulente o gran consigliere, ma addirittura di “saggio”.

Provenendo da studi umanistici e scientifici il termine “saggio” l’ho sempre accostato a colui o colei in possesso di una capacità propria, in grado di valutare in modo corretto, prudente ed equilibrato le varie situazioni secondo la ragione e l’esperienza.

Ciò che colpisce è che in questi saggi c’è chi “con saggezza” ha ritenuto che una minorenne marocchina fosse la nipote di un capo di Stato egiziano, eppure il Marocco e l’Egitto non sono neanche confinanti, oppure chi non ha avuto la capacità di vedere come la non soluzione del “conflitto di interessi” avrebbe causato seri danni a questo Paese.

Da poche ore i saggi (tutti uomini) perché le donne in questo Paese non sono all’altezza (a tal proposito ho aderito qui all’iniziativa della sempre attenta Flavia Marzano), hanno ricevuto l’invito da parte del Capo dello Stato di evidenziare le problematiche dell’Italia.

Infatti l’aspetto che soprende di più è che i saggi: “non indicheranno un tipo o un altro di soluzioni di governo. Indicheranno quali sono, rimettendo un po’ al centro dell’attenzione problemi seri, urgenti e di fondo del paese, le questioni da affrontare”, “anche permettendo una misurazione delle divergenze e convergenze in proposito”. Lo precisa Giorgio Napolitano (ansa).

Il mio garagista a Roma, tale Nando, ogni volta che lo incontro mi dice: “Ah Dottò, manca il lavoro, non funziona niente e la vita è sempre più cara!”; lui non sarà saggio ma i problemi li ha centrati tutti.

Intanto, trascorre il tempo nella più assoluta inattività istituzionale.

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