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Come diventare influencer, la community, l’indipendenza

Come diventare influencer, il rapporto con la community, la trasparenza sono i temi che ho affrontato nell’intervista rilasciata a Sabrina Fantauzzi per Esterniamo.it

Un tema spinoso,  in cui con graffiante sincerità, ho cercato di spiegare le mie ragioni e le mie preoccupazioni verso una comunicazione inquinata spesso da finalità commerciali e prassi poco trasparenti. L’intervista completa potete leggerla qui.

Qual è la differenza tra i vecchi intellettuali e opinion makers e i web influencer?

La comunicazione digitale, attraverso gli strumenti telematici, portatili, veloci e contestuali in ogni attimo della nostra vita creano nuove figure di comunicatori. Se in passato l’intellettuale per antonomasia dialogava attraverso l’accademia e i libri, oggi è più facile che si affianchino figure dal più basso apporto intellettuale ma dalla più alta dimestichezza con i social network e i blog e questo comporta maggior visibilità. La sfida è riconoscere un opinionista per la sua serietà e credibilità, conquistata nel tempo, da altri che invece godono di una più elevata esposizione mediatica ma con la qualità dei contenuti più scarsa.

Come nasce un web influencer?

Un influencer in Rete nasce nel momento in cui riesce a costruire intorno alle sue opinioni una community che lo supporta, che condivide le sue idee, che divulga le sue opinioni, che lo difende in caso di attacchi provenienti da avversari in contrasto con le idee del leader. Oggi gli influencer nascono legati ad un brand o ad una tipologia di prodotto, che sia esso politico, associativo o meramente commerciale, per questo – a differenza di qualche anno fa, possono apparire meno indipendenti e incapaci  di parlare ad un pubblico più vasto.
A questo punto, una domanda è d’obbligo: qual è la differenza tra un web influencer italiano e americano o britannico?
Oggi ci sono tantissimi influencer perché sono tantissime le tribù di riferimento, le più complesse sono quelle che nascono intorno ai personaggi della politica o ai loro fiancheggiatori, oltre che a quelle storiche legate ai maggiori brand della informatica o della telefonia. La sostanziale differenza tra gli influencer italiani e stranieri è nel fatto che i primi operano in internet per raggiungere il grosso pubblico televisivo ed editoriale, i secondi invece sostanzialmente si concentrano sul media telematico disdegnando apparizioni televisive.

Quali sono gli strumenti più usati?

Sicuramente internet con le sue piattaforme sociali, blog e testate on line  sono i principali strumenti di un influencer in quanto sono facilmente misurabili e possono far crescere la community di riferimento. Il complesso strumentale, tuttavia è molto ampio in quanto occorre monitorare costantemente la Rete e avviare anche azioni correttive qualora il pensiero dell’influencer non sia in linea con quello della sua community.

Perché il caro vecchio blog continua ad attirare utenti?

Perché il blog ha una capacità mnemonica più alta nel tempo, i social network sono veloci e istantanei ed è proprio per queste loro peculiarità che tendono a far dimenticare i contenuti pubblicati nel tempo. Chi di noi andrebbe a cercare un tweet pubblicato sei mesi prima da un determinato personaggio? Diversamente è il blog, il vecchio diario facilmente indicizzato dai motori di ricerca, a preservare nel tempo: opinioni, critiche e riflessioni espresse.

Esistono influencer liberi e indipendenti in Italia?

Probabilmente no, perché un influencer è diventato un testimonial commerciale o un opinionista spesso occulto, l’esigenza di avere un fatturato lo spinge ad accettare compensi o più semplicemente gadget e benefit da aziende e movimenti politici. Questo chiaramente lede la sua indipendenza e – in alcuni casi – anche la sua credibilità. Personalmente auspico un codice etico che inviti i blogger, come avviene negli Stati Uniti d’America, a dichiarare per trasparenza, le aziende da cui ricevono consulenze o regali, questo nel rispetto della community che li vede come punto di riferimento.

Ultima domanda avvocato, si dice che lei sia un influencer in rete e che il suo blog Sotto un cielo di bit sia un punto di riferimento, è vero?

Sono ancora legato al concetto orizzontale di condivisione delle idee, presente nella genesi di Internet, che mi spinge a credere che in Rete siamo tutti uguali. Posso aggiungere  che amo comunicare in Internet  perché devo molto a questo strumento, se poi sia un influencer o meno lo devono giudicare gli altri, posso confessarle che da bambino sono stato un influencer molto attivo, ricordo che presi il morbillo e portarono tutti gli amichetti a giocare un pomeriggio. Riuscii in un’ora a stenderli tutti.

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