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Oggi la politica è come una partita di calcio tra dilettanti

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La politica di oggi è come una partita di calcio tra dilettanti, non ci credete?

Mi fermo incuriosito, qualche minuto, ad osservare una partita di calcio, nella straordinaria cornice di Villa Borghese a Roma.

Due squadre si contrappongono in campo, i componenti sono di diverse età: dal ragazzino di quindici anni all’adulto di sessanta con occhiali e panzetta, ciascun componente della squadra indossa casacche diverse, ciò rende tutto più difficile per via dei numerosi passaggi sbagliati.

Noto subito un grande chiacchiericcio in campo, ogni squadra ha il coordinatore dell’attacco e quello della difesa. In particolare il coordinatore della difesa di una squadra passa la maggior parte del tempo a litigare con il portiere che chiede maggiore copertura sul lato sinistro.

Tutti gridano: “passa la palla”, “mantieni il tuo ruolo”, “torna in difesa” mentre ad ogni interruzione si litiga per la verifica di un fallo o presunto tale.

Lo scopo è quello di segnare, ovvero di far passare la palle attraversare le porte costruite sapientemente con solidi tubi di idraulica che non sembrano soffrire la instabilità del ruolo, eppure per la grande confusione che regna in campo sembra difficilissimo, quasi impossibile segnare!

Individualismo, egoismo, spirito di squadra assente spingono ciascun giocatore ad avventurarsi in funambolici dribbling immediatamente interrotti dal muro di gambe avversarie.

Il pubblico sui lati dello spiazzo appare incuriosito, alcuni fanno il tifo per i loro amici, altri ridono per la goffa preparazione atletica di alcuni giocatori, altri invece si astengono e passano via distratti, altri infine si confrontano seriamente sulla strategia di gioco: “se spostano il panzone in difesa e mettono il ragazzino con i pantaloncini verdi al centrocampo acquistano velocità di gioco”.

Provo a capire, osservo la disposizione in campo, mi arrendo poco dopo perché di giocatori con i pantaloncini verdi c’è ne sono tre e di panzoni nove, a quali in particolare si riferiranno gli attenti commentatori fuori dal campo?

Maledetta questa palla che proprio non si riesce a buttare all’interno dei pali, quindi vago con la mente e provo a guardare la partita con occhi diversi:

–          le due squadre sono come i partiti politici, ogni componente produce il suo gioco, ha la sua maglia, manca uno spirito comune di squadra, tutti all’interno muovono la propria corrente di potere  ma alla fine … nessuno segna;

–          fuori dal campo della politica l’atteggiamento è simile alla partita di cui sopra: chi si allontana, chi propone soluzioni, chi critica, chi ride, chi si annoia, chi perde fiducia.

Per far la breve si divertono solo i protagonisti dei due campi di gioco, quello politico e quello sportivo, in entrambi i casi chi osserva – che sia tifoso o elettore – spera che in un gesto atletico o in una riforma che venga portata a segno; purtroppo nella desolazione del risultato ci si arrende, ci si allontana, ci si demoralizza.

Questa è l’Italia in cui nessuno riesce a segnare, mentre tutti sono CT dello sport nazionale o presidenti del consiglio in un nuovo governo, in cui anzichè risolvere si genera confusione.

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