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Riflessioni a caldo sulla sparatoria presso il Tribunale di Milano

Come descrivere ciò è successo?

Il Palazzo di Giustizia di Milano è una città nella città, l’edificio è stato costruito nel 1940 in stile razionale, è tanto immenso per quanto è facile perdersi tra le decine e decine di scale, ascensori, corridoi, uffici e aule di giustizia. Ogni giorno viene frequentato da migliaia di persone, non so se sia stata mai fatta una stima ma ritengo che ogni giorno almeno 10.000 persone entrino nell’edificio.

Tra gli avvocati e cancellieri spesso si sente dire: “hai la faccia da tribunale” in quanto pur non conoscendosi personalmente i visi diventano familiari e si collocano nella memoria tra le facce che ogni giorno incroci nel Palazzo di Giustizia.

Il luogo è famoso per le cronache giudiziarie italiane, decine di processi sono stati svolti tra quelle mura: mani pulite, Fininvest, Berlusconi, Ruby, Fabrizio Corona tra i più recenti ma, indietro con la memoria, troviamo il crack Ambrosiano, la strage di Piazza Fontana, il processo Vallanzasca.

Una parte della Storia – più o meno bella – della Giustizia italiana è nata tra le mura di uno dei Palazzi più conosciuti d’Italia.

Oggi un uomo, che subiva un processo per bancarotta fraudolenta, ha fatto fuoco, uccidendo il Giudice Ferdinando Ciampi e un giovane Collega avvocato che in precedenza aveva difeso l’omicida ed un testimone.

Sono sconvolto, anche oggi ero nel Palazo, fortunatamente lontano dal luogo in cui è avvenuta la tragedia. Gli ingressi sono costantemente monitorati dalla vigilanza, sono sottoposti a videosorveglianza e muniti di metal detector anche se uno in via Manara è rotto dallo scorso anno.

Se la pistola è stata portata questa mattina all’interno del Palazzo è stato grazie ad una falla, che verrà scoperta nel giro di pochissime ore perché tutti gli ingressi sono sottoposti a videosorveglianza.

Resta il dolore per le vittime, l’amarezza e la delusione nel riscontrare ancora una volta come la diffusa disattenzione in questo Paese: vuoi per la lungaggine dei processi, vuoi per la mancata vigilanza e sicurezza porti vittime e carnefici a subire o ad adottare soluzioni violente.

Quello che è successo oggi, a soli 21 giorni dall’avvio di Expo2015 non è solo un gravissimo campanello d’allarme ma l’occasione per riflettere sulla nostra società e sulle prospettive future, qualora ancora ci siano.

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