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Lista P.A. inadempienti: obbligo normativo, gogna digitale o becero protagonismo?

Il 5 novembre l’Agenzia per l’Italia digitale ha pubblicato la lista delle 10.320 amministrazioni inadempienti, che nei termini previsti della legge non hanno inviato un file contenente l’elenco delle proprie basi di dati e non hanno effettuato la registrazione sul sito AgID.

La ratio della norma è nell’art. 24-quater, comma 2, D.L. n. 90/2014, convertito in Legge n. 114/2014 lo scorso 11 agosto 2014 che recita: “Entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, i soggetti di cui all’articolo 2, comma 2, del codice di cui al decreto legislativo 7 marzo 2005, n. 82, e successive modificazioni, comunicano all’Agenzia per l’Italia digitale, esclusivamente per via telematica, l’elenco delle basi di dati in loro gestione e degli applicativi che le utilizzano.”

La mancata comunicazione da parte delle P.A. locali, non è prevede alcuna sanzione per l’art. 57bis terzo comma che afferma: “La mancata comunicazione da parte delle P.A. locali, non è prevede alcuna sanzione. omissis La mancata comunicazione degli elementi necessari al completamento dell’indice e del loro aggiornamento è valutata ai fini della responsabilità dirigenziale e dell’attribuzione della retribuzione di risultato ai dirigenti responsabili “

Chi è preposto a valutare la responsabilità dirigenziale? L’AgID, no di certo.

Sempre nel citato D.L. n. 90/2014, si attribuisce all’Agenzia per l’Italia digitale il compito di monitorare l’attuazione della procedura riferendo annualmente con apposita relazione al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro delegato, lo stato di avanzamento dei lavori.

Tra le 10.320 amministrazioni inadempienti ci sono Comuni grandi e piccoli, c’è anche un Comune nella provincia de L’Aquila di 316 abitanti che – ligio al senso al dovere – si è preoccupato attraverso il Sindaco e mi ha chiesto un parere: “Avvocato qui non abbiamo internet (rete veloce) e i cellulari navigano in gprs, abbiamo problemi con la ristrutturazione del tetto dell’asilo e dobbiamo rifare la strada della Chiesa perché le vecchine inciampano. Cosa abbiamo violato? Perchè ci hanno messo alla gogna?”

Cosa avrei dovuto rispondere, “perché così, in mancanza di altro, si fanno belli!”

L’Agenzia per l’Italia digitale in modo arrogante ed arbitrario ha pubblicato la lista delle amministrazioni – a suo dire – inadempienti, ha commesso un eccesso di potere in quanto la norma attribuisce all’Agenzia solo la possibilità di predisporre una relazione annuale, contestualmente ha indicato alcune realtà come inadempienti senza realmente comprendere le ragioni organizzative e territoriali.

Complimenti per la puntualità, magari all’art.24 della norma più volte citata è previsto che “ Entro il 31 ottobre 2014, il Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro per la semplificazione e la pubblica amministrazione, previa intesa con la Conferenza unificata di cui all’articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, approva l’Agenda per la semplificazione per il triennio 2015-2017, concernente le linee di indirizzo condivise tra Stato, regioni, province autonome e autonomie locali e il cronoprogramma per la loro attuazione.”

Questo non è stato fatto eppure non leggo da nessuna parte accuse per inadempienza rivolte al Ministro e al Consiglio dei Ministri.

L’AgID non è un teatro, un palcoscenico su cui sceneggiare spettacoli, è il collante su cui tessere la rete digitale del buon senso nel Paese.

Non dimentichiamolo e alla domanda del titolo, ognuno nella propria coscienza dia la risposta che ritiene più giusta.

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