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Massimo Melica Direttore generale dell’AGID Una sfida possibile

Lo scorso 6 giugno, il Ministro per la semplificazione e la pubblica amministrazione ha diffuso un “Avviso pubblico per la selezione del Direttore generale dell’Agenzia per l’Italia Digitale“.

Il compito del Direttore è affascinante ed allo stesso modo deve essere portato avanti con coragggio e determinazione perchè le insidie per “l’Italia digitale” sono tante: interessi economici, politici, posizioni di potere da difendere; insomma una sfida che rigurada tutti Noi che desideriamo vivere in un Paese la cui amministrazione sia vicina alle esigenze del cittadino.

Le ultime vicende dell’AgID dimostrano che se viene gestita in modo “ministeriale” non produce risultati, non possiamo permettercelo perchè “la modernizzazione dell’Italia” deve poggiare su altre dinamiche: trasparenza, condivisione, motivazione.

Ho deciso di presentare la mia candidatura, alle spalle ho tanto coraggio nonchè la competenza e la passione mostrata negli ultimi vent’anni in cui mi sono occupato per studio e professione di e-government, di innovazione e delle ripercussioni sociali date dall’uso delle nuove tecnologie della comunicazione digitale.

Il Governo potrebbe valutare positivamente la mia candidatura, creando un miracolo nella storia di questo Paese: “pensate un candidato indipendente che viene scelto per un ruolo determinante senza un apparato partitico alle spalle, ma solo attraverso la forza della Rete che condivide una strategia di intervento“.

Nell’avviso pubblico è stata chiesta una breve presentazione, da inviare a candidature@governo.it, quella che segue è la mia, Vi chiedo di leggerla con attenzione e divulgarla, in questo modo non sarà più la candidatura di un singolo ma di una libera comunità che crede che l’Italia possa cambiare.

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Signora Ministro,

sottopongo la mia candidatura per il ruolo di Direttore generale dell’Agenzia per l’Italia Digitale, rispondendo all’avviso pubblico da Lei formulato in data 6 giugno u.s., attraverso una breve presentazione in cui illustro le motivazioni alla base della mia candidatura nonché le linee strategiche – nei limiti posti dalla norma – che porrei alla base della mia azione di supporto al Governo, qualora nominato.

     Dal 2000 ho seguito, dando un concreto apporto, l’evoluzione tecnica e normativa del piano per l’e-Government in Italia, l’ho fatto sia perché ho creduto nell’uso delle tecnologie digitali per il loro positivo apporto alla società; sia per una grande passione per l’innovazione che, solo chi è nato professionalmente con il web, può comprendere.

     Mi sono occupato di “processo civile telematico”: vederlo ancora non compiutamente realizzato è per me una insoddisfazione in quanto non concretizza quell’importante ruolo sociale che esso garantirebbe al nostro Paese.

     Signora Ministro, il PCT non è soltanto un passaggio volto a modernizzare il deposito degli atti di causa nei processi civili, esso permette di ridare dignità agli operatori forensi, spesso impegnati in azioni di “gestione, consegna e ritiro” di documenti cartacei che nulla aggiungono al valore processuale, se non stressare i protagonisti in estenuanti attese e infruttuose perdite di tempo.

      Lei saprà certamente che in alcuni tribunali, tra cui quello di Roma, ci si mette in coda alle 04,30 del mattino per poter accedere all’Ufficio notifiche, non Le sarà sfuggito che il ruolo delle donne impegnate nell’attività di difesa dei diritti è svilito nel momento in cui conducono una gravidanza e allo stesso tempo devono sopportare gli oneri organizzativi e logistici derivanti dal deposito del cartaceo.

      La disfunzione organizzativa, fondata sul cartaceo, non porta soltanto nocumento verso la dignità: di magistrati, del personale di cancelleria, dei difensori ma si riflette sui cittadini che non vedono nel potere giurisdizionale dello Stato una risposta efficiente nell’assolvere, in tempi umani, le domande di giustizia.

Tutto questo è inaccettabile.

     Il discorso tuttavia è più generale, credo che la digitalizzazione documentale possa favorire soluzioni vincenti per il Paese, esperienze in Stati membri dell’unione europea già attestano i benefici sia sotto il profilo economico industriale sia sotto il profilo della razionalizzazione di spesa, con il conseguente aumento dei posti di lavoro.

     Una Pubblica Amministrazione digitalizzata porta lo Stato a garantire trasparenza, efficienza e controllo nelle procedure amministrative ed economiche.

     Signora Ministro, possibile che non riusciamo ad ottenere un dialogo efficiente tra i rami della P.A. e il cittadino dopo diciassette anni dall’entrata in vigore della Legge Bassanini, con cui è stata avviata la prima semplificazione e razionalizzazione della P.A.?

      Abbiamo il Codice dell’Amministrazione digitale che oggi rappresenta un testo di legge disatteso e talvolta non per mancanza di fondi o di un adeguato supporto infrastrutturale ed organizzativo, ma solo per mancanza di motivazione.

     Uno strumento come la Carta Nazionale dei Servizi (CNS) che consente l’identificazione del cittadino in rete e la fruizione dei servizi delle amministrazioni pubbliche, non può più restare un progetto inattuato per molte regioni del Paese, occorre sviluppare un dialogo con le autonomie locali e nel caso fosse necessario avviare un porta a porta tra i cittadini al fine di renderli partecipi e beneficiari dell’innovazione della P.A..

     Il neo Direttore dell’Agenzia per l’Italia digitale non dovrà restare seduto nel suo ufficio in Roma, egli dovrà girare settimanalmente per le regioni d’Italia dialogando con il territorio, condividendo soluzioni ed expertise.

     Il Sistema Pubblico per la gestione dell’Identità Digitale di cittadini e imprese (SPID) con cui le pubbliche amministrazioni potranno consentire l’accesso in rete ai propri servizi, mediante la carta d’identità elettronica e la carta nazionale dei servizi non può più attendere.

     Ma non basta la sua attuazione, è indispensabile accompagnare con determinazione le P.A. affinché trovi pieno utilizzo.

     A tal fine è necessario che le pubbliche amministrazioni adeguino i loro sistemi informativi e procedimenti amministrativi in modo da consentire agli utenti di interloquire per via telematica. Solo in questo modo, sarà possibile raggiungere i fondamentali obiettivi dell’azione di e-Government: economicità, trasparenza ed efficienza del procedimento amministrativo.

     Nel passato numerosi provvedimenti normativi sono stati disattesi alle amministrazioni, per evitarlo è necessaria una azione continua di ausilio che consenta di eliminare ostacoli e alibi.

     L’importanza di avere un insieme aperto di soggetti pubblici e privati che, previo accreditamento da parte dell’Agenzia per l’Italia digitale, gestiscano i servizi di registrazione e di messa a disposizione delle credenziali e degli strumenti di accesso in rete nei riguardi di cittadini e imprese per conto delle pubbliche amministrazioni, non solo è una grande opportunità a costo zero per la P.A., quanto andrebbe a creare un mercato digitale che da troppi anni è in attesa di un concreto sviluppo.

    Occorre vigilare e agire su comportamenti che vanificano gli investimenti pubblici e gli sforzi del legislatore.

     Un esempio è la nuova Tessera Sanitaria/Carta Nazionale dei Servizi (TS/CNS), distribuita in tutta Italia. I cittadini possono usare la componente tecnologica per accedere ai servizi in rete recandosi presso le ASL per ritirare i codici necessari al suo utilizzo. Ebbene, nella regione Lazio ciò non è possibile, con l’effetto non solo di privare i cittadini di questa regione di un’importante strumento tecnologico, ma anche di sprecare denaro pubblico.

     Signora Ministro, da due decenni, gli interventi a livello centrale si concretizzano in sfarzosi proclami, ma nulla di risolutorio è stato compiuto.

     Se pensiamo alla Società dell’informazione in cui, dalla cartolarizzazione dei titoli di credito, all’e-commerce, alla diffusione planetarie di piattaforme di social network gestite da infrastrutture tecnologiche sicure, non si comprende la mancata digitalizzazione del nostro Paese.

     Possibile che oggi la Sanità venga ancora gestita – salvo rare eccezioni – in modo indegno sottoponendo i cittadini ad estenuanti attese, con sacrificio da parte del personale impegnato e con scarsa attenzione verso i diritti e la dignità dei pazienti?

      I compiti dell’Agenzia vanno ben oltre i confini nazionali, la presenza dell’Italia presso le istituzioni dell’Unione europea deve essere rafforzata al fine di non subire scelte dell’Unione, ma partecipare alla loro definizione.

      Si potrebbe pensare che gli effetti dell’opera dell’Agenzia sia limitata all’ambito tecnologico, ma non è così: ad esempio, promuovere la creazione di una carta di identità elettronica a livello dell’Unione consentirebbe al nostro paese di impiegare meglio i fondi già stanziati per il nuovo documento digitale unificato, fornendo ai cittadini uno strumento utile per l’autenticazione ai servizi in rete di tutta l’Unione, ma anche di aumentare drasticamente lo spirito di uguaglianza e fratellanza pilastro dell’Unione europea.

     Signora Ministro, non ci sono più alibi, occorre avere il coraggio di rottamare chi ha gestito sino a questo momento lo sviluppo del digitale in Italia, chi ha previsto fallimentari gare d’appalto, chi ha posto ostacoli analogici allo sviluppo del digitale.

      Occorre la forza di proporre nuovi interlocutori con le sedi periferiche della P.A., occorre non temere un dialogo costruttivo con il mercato del digitale, occorre la forza di credere che ciò che altri chiamano “irrealizzabile” sia solo la scusa per giustificare le loro incompetenze.

      Non ci sono più alibi, bisogna governare il cambiamento; in gioco non c’è solo la ripresa economica dell’Italia, ma i diritti delle persone, la dignità dei cittadini nel vivere in un “Sistema Paese” capace di interpretare le loro esigenze trovando soluzioni volte a migliorare le condizioni di vita: diminuendo la burocrazia, reingegnerizzando i processi amministrativi, sviluppando nuove imprese che operino nel campo tecnologico, garantendo nuovi posti di lavoro e proteggendo l’economia tradizionale.

      L’innovazione non si basa sull’uso di elaboratori sempre più potenti, non significa usare software sempre più complessi. ’innovazione si lega alla capacità dell’Uomo di rivedere i processi per renderli più produttivi e vicini alle esigenze della comunità.

     Con questa visione e con la specifica competenza che leggerà nell’allegato curriculum vitae, mi candido per il ruolo di Direttore dell’Agenzia per l’Italia Digitale e – qualora prescelto – dichiaro di accettare l’incarico, conscio del ruolo di alta responsabilità per lo sviluppo di un’Italia più moderna e produttiva.

     Dichiaro inoltre che, in caso di nomina, sarà mia cura sospendermi dall’Ordine degli Avvocati a cui appartengo, rimettendo ogni mandato difensivo e consulenziale al fine di mantenere terzietà di azione e di giudizio, rispondendo così ai dettami indicati dall’art.54 della Costituzione.

      Il compito che attende il Direttore dell’Agenzia per l’Italia Digitale sarà di estrema responsabilità, dovrà saper bilanciare l’evoluzione della norma giuridica all’esperienza informatica, la capacità di dialogo con i protagonisti della P.A. -talvolta scettici verso radicali cambiamenti- alle esigenze di revisione dei procedimenti amministrativi, infine occorrerà essere ottimi semplificatori nell’attività di collegamento tra le tante specificità dell’Agenzia e i vertici del Governo.

      Un ruolo impegnativo ma affascinante.

Voglia gradire, Signora Ministro, i sensi della mia più alta considerazione per il ruolo istituzionale a cui è chiamata.

                                                                                                                                                               Massimo Melica

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