magistrati

Dove finisce la nostra privacy al termine di un processo?

“Avvocato no, no… non lo faccia La prego”.

Invece no, oggi sono andato in Cassazione non per tenere un’udienza ma per dialogare con una Cancelleria civile.

Le bravissime Collaboratrici conoscono bene il fatto che, ogni volta che vado in un Tribunale, torno inferocito lamentandomi che le cose non vanno, che non c’è organizzazione, che si perde tempo inutilmente e che soprattutto non c’è una Giustizia all’altezza delle aspettative sia dei cittadini che degli operatori forensi.

L’ultimo mio rammarico investe il trattamento cartaceo dei dati giudiziari (privacy) in quanto, come riporto dalle foto, oggi ho trovato lungo i corridoi della Suprema Corte di Cassazione pile di carte – probabilmente destinate al macero – nelle quali sono riportati i dati giudiziari di centinaia di cittadini.

Il rischio che, in assenza di vigilanza e custodia, chiunque può portarsi a casa le carte difensive degli avvocati, le sentenze, i dispositivi e tutto ciò che riguarda le persone sia maggiorenni sia di minore età che hanno fatto ricorso alle aule di giustizia per ottenere il riconoscimento di un diritto che investe la loro salute, il loro stato civile o peggio per ottenere un risarcimento danni per stupro, per abusi sessuali, per stalking ecc.ecc.
Tutto era nei corridoi.

Successivamente chi porta al macero quelle carte? Chi le legge? C’è il rischio di un uso illecito?

Forse ho la risposta: la colpa è dei cittadini!

Internet, le aziende e le ordinanze dei magistrati

Nel nostro sistema giuridico un’ordinanza in ambito giurisdizionale è un provvedimento con il quale un organo giudicante – in composizione monocratica o collegiale – provvede su una istanza nel corso di un processo, tutto ciò in base alla propria competenza e nel rispetto delle leggi.

L’ordinanza è un provvedimento che, a differenza della sentenza,  non è emesso “In nome del Popolo italiano” quindi la sua pubblicità è limitata sia nel rispetto del contraddittorio tra le parti sia nella tutela volta a garantire la prosecuzione di un iter processuale asettico e non influenzato dai media.

Ritengo che sia utile astenersi dal divulgare atti processuali e notizie che in qualche modo ledono gli interessi dei soggetti coinvolti, questo sino a che il giudizio non sia definitivamente concluso nel suo grado.

Internet non dev’essere il luogo in cui, in nome di una presunta trasparenza, si può limitare o addirittura ledere  il diritto dei soggetti altrimenti assumerà una connotazione di inciviltà non rispondente alla sua reale portata.

“Internet è per tutti ma non tutti sono per Internet”

1,10,100,1000 uomini. Nassiriya 12 novembre 2003

C’è il rischio di cadere nella retorica, c’è il rischio di non riuscire a trasmettere ciò che una tragedia ha lasciato nel cuore, c’è il timore che come sempre qualcuno la butti nella politica dimenticando che quel 12 dicembre 2003 sono morti degli uomini, dei padri di famiglia, dei ragazzi a prescindere dalle motivazioni che li hanno portati in una terra straniera.

Forse ogni giorno occorre ricordare i nostri morti, siano essi: militari, operai, appartenenti alle forze dell’ordine, magistrati, avvocati, professori, sindacalisti, politici, filosofi che hanno perso la vita per gli altri.

Tutti i caduti per una Società civile devono essere ricordati: morti per un’impalcatura che è crollata, caduti mentre svolgevano un posto di blocco, caduti mentre conducevano un’indagine o lottavano per migliorare le condizioni di lavoro in fabbrica.

Essi sono morti cercando di assicurarci una vita migliore.

Oggi ricordo i caduti e i feriti di quel tragico giorno di sette anni fa. Ci tengo a farlo perchè il 12 novembre di vent’anni fa venivo arruolato e dopo qualche mese fui impegnato come militare all’estero, in una così detta “Operazione di Pace”.

Ricordo l’emozione quando tornai a casa ed in particolare l’abbraccio dei miei familiari e amici.

Quell’abbraccio che è mancato a chi non è tornato.

Non so descrivere cosa si provi in quell’abbraccio, come batta forte il cuore, non trovo le parole e mi affido a questo filmato trovato in rete, con la speranza che davanti allo morte non esistano mai più, stupide graduatorie.