Riforma UITS serve il coraggio di rompere le catene con il passato
L’articolo 8 del decreto-legge 26 giugno 2026, n. 108, ora in attesa nelle prossime settimane della conversione in sede parlamentare, non nasce da un capriccio del legislatore. Nasce da anni di episodi che chiunque segua da vicino il mondo del Tiro a Segno Nazionale conosce bene e che meritano di essere richiamati senza reticenze.
Nel dicembre 2023 Claudio Campiti, socio del TSN di Roma Tor di Quinto, sottrasse un’arma custodita nei locali della sezione e la utilizzò per compiere la strage di Fidene. Il processo si è concluso con la condanna, pena sospesa, del Presidente della sezione per omesso controllo sulla custodia dell’arma. Un episodio che ha reso evidente, nel modo più drammatico, quanto la vigilanza sulle armi nelle sezioni periferiche possa essere fragile quando affidata soltanto a strutture volontaristiche.
Nel luglio 2024 l’UITS ha dovuto commissariare la sezione di Milano, una delle più importanti d’Italia, per gravi criticità gestionali, finanziarie e sportive, con successiva radiazione del Presidente da parte del Tribunale Federale. Anni prima era toccato alla sezione di Tirano, commissariata per irregolarità nella gestione e nello svolgimento delle elezioni interne. E le stesse Sezioni Unite della Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 32418 dell’8 novembre 2021, hanno stabilito che le sezioni del Tiro a Segno Nazionale (TSN) mantengono la qualifica di enti pubblici non economici e sono organi territoriali dell’UITS. Tale natura pubblicistica, legata alle funzioni istituzionali di ordine generale e di raccordo con le autorità di pubblica sicurezza, comporta la giurisdizione della Corte dei conti sulle azioni di responsabilità amministrativa per distrazione di fondi.
Nel frattempo, l’UITS nazionale ha vissuto un prolungato commissariamento, con elezioni rinviate oltre i termini statutari e un’interpellanza parlamentare che ne ha certificato le criticità di funzionamento.
Non sono fatti isolati, sono il sintomo di un sistema in cui il potere, per decenni, è rimasto nelle mani di pochi, spesso senza reale alternanza né controlli esterni indipendenti.
Non tutte le sezioni del TSN investono nella promozione dello sport olimpico e nel vivaio dei giovani atleti, molte si limitano, legittimamente ma restrittivamente, all’attività certificativa obbligatoria, senza alcuna funzione di semina sportiva.
Sul piano amministrativo, buona parte delle sezioni non dispone di un protocollo informatico, non applica modelli di organizzazione ai sensi del d.lgs. 231/2001 e i bilanci sono spesso soltanto approvati dal Collegio dei revisori interni, senza alcuna verifica indipendente certificata. È un assetto incompatibile con la delicatezza delle funzioni pubblicistiche esercitate, che riguardano armi, sicurezza pubblica e certificazioni con valore legale.
La riforma va dunque sostenuta nell’impianto complessivo, la separazione tra funzione istituzionale e attività sportiva, una gestione professionale, un comitato tecnico di vigilanza, collegio dei revisori nominato con apporto ministeriale.
Ma proprio perché la riforma è necessaria, va migliorata in sede di conversione, non annacquata.
Va eliminata la figura dell’Ispettore UITS così come oggi disegnata al comma 5, un onere organizzativo ed economico sproporzionato, che rischia l’inapplicabilità nelle sezioni minori e che sovrappone competenze già proprie di direttori di tiro e istruttori.
La competenza al rilascio del DIMA deve restare riservata in via esclusiva alle sezioni di Tiro a Segno Nazionale, senza aperture verso soggetti terzi che moltiplicherebbero i centri di responsabilità certificativa. E occorre maggiore chiarezza sulle figure che lo statuto andrà a disegnare, evitando ambiguità che alimenterebbero nuovo contenzioso.
Va infine detto con franchezza, chi difende oggi lo status quo lo fa spesso non nel merito, ma attraverso campagne di contestazione sui social e raccolte di firme prive di qualsiasi requisito di autenticazione, che nulla aggiungono al dibattito tecnico e che tradiscono la debolezza degli argomenti di chi teme di perdere posizioni di rendita.
Il Parlamento ha il dovere di ascoltare le istanze legittime del mondo TSN, ma non può arretrare davanti a chi confonde la difesa di un sistema con la difesa di logiche di potere ormai superate dai fatti.
Last Updated on 13 Luglio 2026 by Massimo Melica











