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Internet non è un diritto dell’Uomo

Da anni difendo la libertà di Internet, da anni affermo che “internet è per tutti, ma non tutti sono per Internet” riferendomi a coloro che non avendo una cultura digitale si basano sull’utilizzo del mezzo per professarsi: esperti, attivisti o addirittura guru del web.

Spesso è capitato che dietro accreditati blogger si nascondano operazioni editoriali, in cui a populiste e deboli teorie si affianca il libro che illustra come diventare ricchi con Facebook, Twitter o addirittura Second Life.

Molti hanno affermato che l’accesso ad Internet sia un diritto fondamentale dell’Uomo, arrivando in taluni casi a definire un’esigenza costituzionale accreditare Internet a rango costituzionale o peggio candidarlo a premio Nobel.

Mi sono sempre opposto a queste ideologie, non per disamore verso il mezzo ma per tutelarne la libertà e l’indipendenza sposando altresì l’Etica Haker, descritta da Pekka Himanen nel suo celebre libro.

Molto spesso sono stato attaccato, escluso dai “salotti culturali” di quella sinistra che si arrovella su se stessa, che si illude con favole sofiste, che afferma che basta avere un computer collegato alla rete per garantirsi qualunque libertà in spregio a secoli di diritto.

Oggi, leggo con soddisfazione, l’editoriale del New York Times in cui Vinton Gray Cerf padre di Internet, “Chief Internet Evangelist” per Google, fondatore di ISOC “Internet Society” scrive testualmente: technology is an enabler of rights, not a right itself.-

Un’affermazione che spiazza coloro che credono che Internet debba essere un diritto fondamentale, un editoriale che tuona come un avvertimento per i legislatori che non valutano un aspetto più fondamentale, ovvero: la responsabilità dei creatori di tecnologia per sostenere o regolare i diritti umani e civili.

Il tema si arricchisce di nuovi spunti di riflessione e il confronto culturale aumenta tra gli ispiratori dei modelli giuridici alla base della futura “Società dell’informazione”.

Scegliere la morte per la dignità della vita

Affrontare il tema del suicidio non è facile, si rischia di rappresentarlo erroneamente come qualcosa di positivo, al contrario si rischia di non comprendere le motivazioni che spingono una persona ad uccidere se stessa.

Gli ultimi mesi le cronache riportano decine di casi in cui una persona, a causa della crisi economica, ha deciso togliersi la vita.

Casi che negli ultimi trenta giorni, scuotono le nostre coscienze:

Giovanni Schiavon, 59 anni, titolare di un’azienda edile veneta, ha lasciato un biglietto per la moglie e i suoi due figli: «Perdonatemi, non ce la faccio più». La sua azienda era creditrice verso clienti morosi, tra cui anche qualche ente pubblico, per circa 200 mila euro tuttavia le banche gli hanno negato l’apertura di una ulteriore linea di credito.

L’imprenditore non ha retto l’idea di dover mettere in cassa integrazione o licenziare i suoi dipendenti, compagni di una vita lavorativa.-

Stessa sorte per Giancarlo Perin, 52 anni, impiccandoti alla gru della propria ditta edile perché non era più in grado di pagare i dipendenti e perché le banche non erano più disposte a sostenerlo.

Nel 2012, quindi poche ore fa a Catania, Roberto Manganaro di 47 anni, si è tolto la vita per la crisi economica che aveva colpito la sua azienda costringendolo a licenziare alcuni dipendenti.

Ieri un pensionato di Bari di 74 anni si è tolto la vita, nei giorni scorsi aveva ricevuto una comunicazione dall’Inps nella quale l’ente riferiva di avergli corrisposto indebitamente, per un errore di calcolo, cinquemila euro negli ultimi anni, denaro da restituire con rate di 50 euro al mese. Il pensionato ha cominciato a temere di non farcela e di rischiare di perdere la casa, quindi la decisione di farla finita.

Da nord a sud l’Italia si stringe in una sola tragedia, che vede tutti coinvolti, tutti responsabilizzati affinchè questo Paese riprenda un percorso serio, onesto, civile per la crescita comune.

Oggi non basta manifestare il proprio sdegno, occorre porre in essere soluzioni politiche, sociali ed economiche che garantiscano umane condizioni di vita. Scelte che portano all’aumento delle tariffe e dei prezzi dall’energia ai beni di prima necessità: metano, benzina, elettricità, trasporti, generi alimentari rendono ancora più deboli le difese per contrastare la crisi economica.

Non ho mai letto di un boss della camorra che si toglie la vita nel lusso della sua anetica vita, non ho mai letto di un ladro, di un corrotto, di un criminale che rinuncia a vivere vita – preso dalla disperazione o dai sensi di colpa – e non vorrei che il suicidio colpisca come sempre solo le persone oneste con un grande cuore.

Impegniamoci tutti insieme per uscire da questa crisi morale ed economica che attanaglia l’Italia, possiamo ancora farlo e dobbiamo riuscirci  per il futuro delle prossime generazioni.

 

Le brutalità sugli animali devono rientrare fra i crimini internazionali

 Nelle ultime ore ho ricevuto accorati appelli da parte di alcuni  lettori  che si sono imbattuti nella pagina di un giornale slovacco: Noviny – in italiano significa giornale – in cui viene riportato a firma di Eva Podhorská un fatto di cronaca in cui si mostra un atto disumano compiuto nei confronti di un piccolo cagnolino, colpevole di essere indifeso e docile davanti ai suoi aguzzini. Il titolo dell’articolo è “Úbohého psíka upálili zaživa” ossia “Povero cane, bruciato vivo”.

Chiarisco subito, assumendomi la responsabilità della scelta, che riporto il video con il duplice scopo: da una parte dar prova e chiarire la vicenda, dall’altra scuotere le coscienze di coloro che ritengono superfluo tutelare i diritti degli animali attraverso una Convenzione internazionale.

In ogni caso, invito i lettori ad astenersi dalla visione del breve filmato per la brutalità delle immagini in esso riportate.

Il fatto di cronaca si riassume così: tre giovani criminali cospargono un cagnolino di materiale altamente infiammabile e poi gli danno fuoco. Le immagini riprendono l’inutile fuga  dell’animale sino a che non cade a terra tra le fiamme, arrestando il suo disperato latrato.

La comunità di internet è intervenuta chiedendo come si possa identificare gli autori del reato, assicurandoli senza indugio, ad un giusto e severo processo.

Tuttavia le aspirazioni di giustizia devono fare i conti con le norme a tutela degli animali, diverse per ciascun Stato.

In Italia, ad esempio, l’art. 544 bis del codice penale prevede che: “Chiunque per crudeltà o senza necessità, cagiona la morte di un animale è punito con la reclusione da tre mesi a diciotto mesi”. Credo di interpretare il comune sdegno nel ritenere che si tratti di una pena lieve.

In Slovacchia non esiste una norma che tuteli gli animali, proprio in questi giorni il  deputato Martin Poliacik di Libertà e Solidarietà ha affermato che: “ La Slovacchia non ha una legge specifica sulla protezione degli animali ed è molto indietro rispetto agli Stati membri dell’Unione europea”. Oggi in assenza di una norma, gli autori del gesto se pur rintracciati  non potrebbero essere processati perchè la fattispecie non è prevista come reato.

La mia riflessione si conclude nell’invito a sensibilizzare la community nel promuovere iniziative che tendano a redigere una Convenzione europea  contro i crimini sugli animali in quanto oggi risulta inspiegabilmente  inesistente.

Promuoviamo la civiltà, facciamolo insieme.

E’ possibile vedere il video dalla fonte slovacca, ma sottolineamo l’efferatezza delle immagini in esso contenute e sconsigliamo pertanto la visione a persone impressionabili.

E’ morto Shingo Araki, disegnatore di Goldrake

Nel 1978 avevo 13 anni, i fumetti più diffusi che circolavano a quell’epoca erano il Corriere dei piccoli, Topolino, Zagor, Tex e per i più grandi Monello e Intrepido.

Su questi pochi giornaletti si sviluppava l’adolescenza italiana mentre i cartoni animati televisivi erano incentrati su “Braccio di ferro”, “Tom & Jerry”, “Gatto Silvestro”, “Willy il Coyote” sino a quando il 4 aprile 1978 apparve sugli schermi di uno dei due canali televisivi a disposizione “Atlas Ufo Robot”.-

I bambini-ragazzi dell’epoca furono colti da stupore, da effetti speciali, svilupparono improvvisamente la loro fantasia verso sconfinati confini planetari e, per la particolare storia narrata, la conoscenza di elementi come: coraggio, disciplina e forza che si fondevano nel giovane protagonista “Actarus”.

I cartoni animati di Goldrake dalla famosa sigla televisiva, alle incredibili armi come: “Doppio maglio perforante”, “Alabarda spaziale”, “Tuono spaziale” hanno influenzato le giovani generazioni di quell’epoca termini, battute, scherzi, giochi venivano trasformati in linea con le epiche storie del cartone animato.

Oggi all’età 72 anni è morto Shingo Araki, fumettista e character designer di personaggi come Goldrake a Lady Oscar, dai Cavalieri dello Zodiaco a Kimba il leone bianco.

Se Atlas Ufo Robot (Goldrake) è stato creato da Go Nagai e Lady Oscar da Riyoko Ikeda, una volta che dal fumetto sono passati al cartone animato, Araki è stato colui che ne ha dato un corpo e un’anima ad Oscar, Actarus o i Cavalieri dello Zodiaco, rendendoli indimenticabili.

Sorprenderà questo mio post, in quanto solitamente mi occupo di attualità, di politica, di tecnologie e diritto, tuttavia siamo stati tutti bambini e nella speranza di conservare ancora nel cuore un pizzico di quell’innocenza, mi sembra bello salutare quella genialità che ha influenzato il mondo.

Saiyonara Mr. Araki.

 

Questa è la fotografia della nostra classe politica


Ieri sera sulla pagina Facebook di un parlamentare, ho trovato due foto degli “scontri” avvenuti ieri mattina all’interno del Palazzo Montecitoro, sede della Camera dei Deputati.

Mi sono divertito ad unire le due foto, evidenziando sulla sinistra i tafferugli e sulla destra il cordone di protezione posto dal personale della Camera al fine di evitare che due tifoserie entrassero in contatto.

Uso il termine “tifoseria” perché mi sembra, dalle foto, che emerga la stessa situazione da stadio in cui i teppisti, non avendo la dialettica da porre, generano azioni violente.

La differenza è che nelle foto non si ritraggono dei “teppisti” ma dei Deputati appartenenti alla squadra della Casta, ben pagati per Continue reading “Questa è la fotografia della nostra classe politica” »

In Web We Trust

Inizio oggi una collaborazione con “FanPage: storie per il nuovo mondo”, lo faccio con un primo articolo dedicato alla “purezza del Web” e alle sue infinite potenzialità.

Oggi è l’11 luglio, cinquantasei anni fa il Dipartimento del Tesoro americano approvò una norma con la quale si decise di inserire la scritta: “In God We Trust” su tutte le banconote e le monete emesse dagli Stati Uniti d’America.

Da quel giorno si sono fronteggiate culturalmente due ideologie: i favorevoli e i contrari all’inserimento di una frase che riconosce, in un “dio onnipotente”, un potere superiore agli Uomini.

Oggi la frase “In God We Trust” appare non solo sulla moneta statunitense quanto è diventata il motto nazionale degli Stati Uniti d’America e dello stato della Florida.

 

Ho sempre confidato nel Web, quale strumento tecnologico a cui devo la mia formazione professionale, la mia fonte di informazione primaria, la base di un sogno in cui, attraverso la libera condivisione delle idee e l’innovazione si possa migliorare la Società.

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