società

L’Italia e la sua perduta umanità

Da ragazzo sono cresciuto nel mito che l’Italia fosse il paese dell’ospitalità, della solidarietà cattolica, della responsabilità e del timore di essere tacciati nella Società come “debitore” o peggio come “mascalzone”.

I miti purtroppo si infrangono ed ora seguendo i fatti di cronaca, complice il mese festivo, ci si accorge che l’Ialia non è più terra di sentimento piuttosto è diventata terrà di arrembaggio.

Non mi soffermo nel richiamare gli illuminanti esempi della Casta dalle mille teste: politici, professionisti, medici, imprenditori, sindacalisti queste sono le categorie che hanno beneficiato di un libro sul tema; non mi soffermo sui quotidiani esempi che vanno dallo scontrino fiscale non stampato, al furtarello del panettiere che ti pesa il pane ancora caldo (quindi più pesante), per arrivare all’autista che ti consegna un biglietto per il Lido già smarcato per appropriarsi di un euro della corsa…questi siamo in grado di vederli tutti. Continue reading “L’Italia e la sua perduta umanità” »

In Web We Trust

Inizio oggi una collaborazione con “FanPage: storie per il nuovo mondo”, lo faccio con un primo articolo dedicato alla “purezza del Web” e alle sue infinite potenzialità.

Oggi è l’11 luglio, cinquantasei anni fa il Dipartimento del Tesoro americano approvò una norma con la quale si decise di inserire la scritta: “In God We Trust” su tutte le banconote e le monete emesse dagli Stati Uniti d’America.

Da quel giorno si sono fronteggiate culturalmente due ideologie: i favorevoli e i contrari all’inserimento di una frase che riconosce, in un “dio onnipotente”, un potere superiore agli Uomini.

Oggi la frase “In God We Trust” appare non solo sulla moneta statunitense quanto è diventata il motto nazionale degli Stati Uniti d’America e dello stato della Florida.

 

Ho sempre confidato nel Web, quale strumento tecnologico a cui devo la mia formazione professionale, la mia fonte di informazione primaria, la base di un sogno in cui, attraverso la libera condivisione delle idee e l’innovazione si possa migliorare la Società.

continua su: http://www.fanpage.it/web-we-trust/#ixzz1Rmhfi9FL

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Web reputation

La reputazione online di Domino’s Pizza, una grande catena americana di pizzerie che fattura 1 miliardo e 400 milioni di dollari e presente in 60 paesi è stata seriamente danneggiata da un video goliardico postato su YouTube da due dipendenti della Domino’s Pizza.

La storia in breve è quella di due dipendenti, Kristy Hammonds e Michael Setzer della sede Domino’s Pizza di Conover, NC, che hanno girato un video disgustoso nella cucina della pizzeria e poi lo hanno caricato il tutto su YouTube. Questo video ha provocato un moto di indignazione generale nei media ed è diventato un vero incubo per la reputazione della società Domino’s Pizza.


Questo della Domino’s Pizza è un caso da manuale di come non bisogna comportarsi nell’era di internet nel caso in cui si voglia salvaguardare la propria reputazione online.

La risposta dell’azienda è stata lenta, perchè i dirigenti hanno sottovalutato il fenomeno e hanno lasciato che il video fosse visto da circa un milione di persone in pochi giorni. In seguito lo staff di Domino’s Pizza ha reagito velocemente togliendo il video incriminato, ma ormai il danno era stato fatto.

Qui sotto il link al video di Patrick Doyle, presidente di Domino’s U.S.A, che cerca di rassicurare i clienti riguardo le norme igieniche utilizzate nei locali di Domino’s Pizza.

 

 

 

 

Il pericolo è Internet o Internet è in pericolo?

Poter esplorare gli sviluppi di Internet, l’invenzione più importante dell’uomo moderno, appare impresa ardua con la certezza di poter essere subito smentiti, sulle proprie previsioni e conclusioni.

Di contro, sembra possibile solo analizzare il presente della Rete rispetto alla sua genesi.

La vitalità di un pensiero, di un’idea, di una cultura, di una società si riscontra da come oggi si sviluppa, da ciò che semina, da ciò che costruisce, da ciò che mostra.

Chi ha vissuto i primi vagiti di Internet ricorderà le notti trascorse con un modem di 9600 baud nell’attesa di poter scaricare un file di un mega, la meraviglia di provare i primi programmi di comunicazione sincrona, il trovare un proprio spazio web per costruire un sito che non sarebbe mai stato visto da nessuno, l’installare e reinstallare decine di volte sistemi operativi o applicativi non tanto alla ricerca della perfezione quanto di un semplice e stabile funzionamento.

In quelle ore sognavamo maggior capacità di calcolo nelle nostre macchine, banda più ampia per esplorare confini lontani, ipotizzavamo grazie allo spirito hacker una conoscenza condivisa, una positiva partecipazione degli utenti nell’accrescere i contenuti della Rete e infine un accesso democratico alla cultura quale unico elemento capace di abbattere disparità territoriali, economiche, sociali.

Questa è stata la Rete del secolo scorso, quella delle nostre aspettative, quella immaginata durante le lunghe e interminabili attese davanti al monitor.

Oggi in Italia, sebbene penultima nella classifica degli Stati europei nell’utilizzo del web, la Rete costituisce un fenomeno diffuso presente nelle case dell’italiani che ne sfruttano l’enorme capacità tecnologica per scaricare suonerie, film e canzoni, per immettere filmati più o meno comici o deliranti.

Nulla di male in tutto ciò, in quanto è un modo per ognuno di esprimere la propria libertà ma mi domando: è proprio questo il miglior uso che si può fare della Rete?

Fallito l’e-commerce di massa, monopolizzati da motori di ricerca, assopite le lotte di pensiero su software alternativi ai sistemi proprietari, è subentrato un binario di pigrizia intellettuale che ha limitato la Rete a semplici operazioni di posta elettronica e consultazione di siti di servizio o di informazione accostando sempre di più lo strumento informatico-telematico all’antenata televisione.

Il ciber-navigatore (termine ormai in disuso, sostituito da utente) appare depresso e schiacciato dalla consuetudine e dalla ricerca di quell’economia digitale figlia non tanto del fallimentare capitalismo ma di quel neo-liberismo economico poco etico e troppo veloce per essere ricordato.

La Rete, oggi, questa bambina che ancora non ha raggiunto la maggiore età, è stata violata da fatti che l’hanno resa famosa più per gli aspetti negativi che ha veicolato piuttosto che dai silenziosi progressi che ha permesso di raggiungere, coinvolgendo in un lavoro reticolare, sinapsi collegate da ogni parte del pianeta.

Ai giovani è affidato il futuro della Rete, a quanti non anestetizzati dalla produzione di atti e video di bullismo, preferiscono una crescita sociale basata sull’essere e sul saper fare, anziché l’apparire su un palcoscenico per poche ore.

E’ una responsabilità enorme, da portare avanti attraverso un’azione mirata, in parte, a sconfiggere l’apatia di tanti che hanno smarrito quella innovazione, quella creatività, quel coraggio che permise ad un ragazzo di avviare non la compilazione di un software ma un evoluzione sociale, quale Linux.

La Rete è un bene prezioso, essa deve essere diffusa e utilizzata con quella libertà edotta che permette di scegliere l’etico-sociale dal mero inquinamento digitale, tutto questo comporta una rivoluzione culturale non solo per il bene del singolo quanto per un progresso comune.

Agli innovatori – siano essi informatici, sociologi, giuristi, economisti, filosofi, tutti nessuno escluso – spetta il compito di guidarci nel difficile cammino di questo Paese,  affinchè si realizzi un governo digitale lontano da logiche politiche e concreto verso le esigenze del cittadino.

Apatia, egoismo, indifferenza sono i principali avversari che tali innovatori dovranno sconfiggere ovvero aspetti tipici del modo più diffuso di vivere la società contemporanea.

Tuttavia se rimarranno fedeli alla genesi della Rete, allo spirito della condivisione, alla capacità di veder lontano, sono certo credetemi, riusciranno a invertire quel processo involutivo che oggi l’uomo ha avviato in danno non solo alle capacità offerte dalle moderne tecnologie della comunicazione, quanto a se stesso.

Massimo Melica